Identità Golose, una riflessione di Luciano Pignataro che merita attenzione. Meditate…!
Con grande piacere pubblico un articolo del mio amico Luciano Pignataro, che non ha bisogno…
Con grande piacere pubblico un articolo del mio amico Luciano Pignataro, che non ha bisogno…
La vera emozione me l’ha data la denominazione Castillon-Côtes de Bordeaux. Si trova appena a est di Saint-Émilion e, per molti appassionati, è una delle zone con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutto il Bordolese. Il punto forte di Castillon è il terroir calcareo, capace di dare vini più profondi, minerali e longevi. Non voglio fare il saputello, ma ne avevo sentito parlare bene da più di un appassionato e la curiosità era parecchia.
E ora immaginate di addentare una bruschetta con pomodorini, origano e tanto olio evo nostrano e, accompagnarlo con un bicchiere di rosato pugliese, freddo, che dico, freddissimo, ricco di frutto, come ciliegie che ora arricchiscono di colore le campagne e con un gusto fruttato e minerale. a, dimenticavo, in riva al mare con la risacca che vi assedia l’olfatto di salsedine…
Ora diventiamo seri. Il Primitivo di Plantamura è sempre stato fra i miei preferiti… non ho mai trovato note stucchevoli al palato e frutti marmellatosi al naso.
Château Guillot Clauzel è una piccolissima tenuta. I vigneti sono noti per essere molto vecchi e indiscutibilmente ben posizionati.
E poi… ma avete visto il colore? Toni eleganti, quasi da vino nobile. Qualcuno potrebbe obiettare che, viste le colorazioni intensissime di certi altri Primitivi, quella non sia la “vera” tonalità del vitigno
Ogni anno si ritrovano ospiti di uno dei produttori associati. Quest’anno è toccato all’impeccabile accoglienza di Antica Enotria, in agro di Cerignola. Atmosfera contadina, tanta gente di ogni età, voglia di stare insieme, bere bene e capire qualcosa in più sui vitigni di Puglia con un linguaggio semplice e immediato.
Da ogni calice emergono il carattere delle famiglie e la sensibilità delle lavorazioni artigianali, insieme all’essenza autentica del terreno come la “Ponca” che accompagnano ogni sorso con mineralità, freschezza e profondità.
Luigi Di Tuccio riesce, con apparente semplicità, a regalarci un bicchiere da cui emergono erbe mediterranee, note di sambuco e sbuffi agrumati.
Masterclass, showcooking e degustazioni di vini e prodotti locali, selezionati dalla rinomata kermesse meranese, nella…
La Riserva gioca su balsami e spezie, mentre il “classico” punta dritto alla piacevolezza e al gusto, quello che ti fa dire “ancora un sorso”.
Molti, come me, hanno incontrato un uomo che ha dedicato la vita alla valorizzazione della sua terra, senza mai dimenticare di essere prima un padre, poi un imprenditore e solo dopo un professore.
Già mentre la versavo, mi parlava. Colava lenta e cremosa nel decanter, con un giallo paglierino brillante che sapeva di fascino e di allure, come una chanteuse capace di ammaliare con un solo sguardo. Nel bicchiere non precipitava, scivolava con calma, quasi a farsi desiderare. Respirava, si apriva, ammiccava con le sue prime note olfattive.
La cantina di affinamento e produzione non è in campagna, ma nel palazzotto di famiglia, in pieno centro storico di Loreto, in via del Baio. Nota a margine per intenditori: sulla stessa via si trova anche la famiglia Valentini. Ho detto tutto.
Con il Fabri, invece, la famiglia de Corato ha resistito alle sirene del mercato. Hanno fatto un vino che sa di Puglia, di Murgia, di pietra carsica. Un vino che sa di giornate passate a spaccare pietre per fare muretti a secco, delimitare vigne e proprietà. Altrove li chiamano cru. Qui, semplicemente, era la vita di tutti i giorni. E a fine lavoro, quel nettare diventava l’energy drink di chi non aveva bisogno di Red Bull.
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