Vai a Bordeaux e poi non vai ad Arcachon?
Consultai un paio di amici su cosa vedere a Bordeaux e, entrambi, mi dissero: «Bellissima città; però non puoi perderti Arcachon con le sue ostriche».
Detto, fatto. C’è un treno regionale che in meno di un’ora mi ha portato ad Arcachon, un paesino risalente all’Ottocento, meta d’elezione della borghesia di Bordeaux. Case graziose, tanti fiori, tutto curato e ordinato, con un lungomare stracolmo di localini affacciati sul bacino naturale alimentato dall’Oceano Atlantico.
Meta ideale per chi vuole rilassarsi e, soprattutto, godersi le sue prelibate ostriche.
Facendo qualche ricerca, scoprii che dobbiamo in parte ringraziare il buon Napoleone III, che contribuì allo sviluppo dell’ostricoltura moderna. Il Bacino di Arcachon è infatti la culla ideale per questo tipo di allevamento grazie alle sue acque poco profonde e ricche di plancton.
Per poter assaporare la gastronomia locale e le ostriche si deve andare al mercato coperto di Arcachon, che si chiama Les Halles d’Arcachon ed è situato in Place des Marquises, nel cuore della città e a pochi passi dalla stazione.
Ma prima è d’obbligo un bel giretto tra le stradine, fra negozi di souvenir e pasticcerie dove spicca il celebre Cannelé, piccolo dolce bordolese dalla crosta caramellata e dal cuore morbido. Una volta arrivato al mercato, invece, mi sono fermato per ore.
Poi, dietro l’angolo, già si sentivano i profumi delle carni arrosto provenienti da alcuni food truck nei pressi del mercato.
Appena entrato, il mio sguardo non sapeva più dove posarsi. In questi casi adotto la tecnica del segugio: prima un giro veloce di ricognizione e poi decido da dove iniziare.
Il mio sesto senso mi porta da una signora che, con fare sicuro, apriva ostriche (Huîtres Arcachon-Cap Ferret). Non essendo molto preparato sull’argomento, le chiedo un piatto misto.
A dire il vero, all’inizio mi sembravano tutte uguali. Poi, assaggio dopo assaggio, emergono profumi di mare, sapidità e una forte impronta minerale. Osservando meglio, mi accorgo che non si tratta di un semplice rivenditore ma di uno dei tanti piccoli produttori che allevano ostriche nei villaggi affacciati sul Bacino di Arcachon. Una realtà che qui sembra ancora molto legata al territorio e alle tradizioni locali.
(Devecchi David – 97 Port de Gujan, Digue Ouest, 33470 Gujan-Mestras)
E vuoi che non vada a scegliere un Borgogna Aligoté bello freddo per accompagnare questo pasto da imperatore?
Non conoscevo bene questo vitigno, ma mi bastano pochi sorsi per capire di aver fatto un’ottima scelta e di aver creato un autentico abbinamento d’amore.
Pur essendo il vino base di questo produttore, svolge magnificamente il suo lavoro. Le note minerali dell’ostrica si sposavano in un gioco di odio e amore con quelle del vino che, oltre alla sapidità, sfoggiava una mineralità rilanciata da note agrumate e di frutto.
Che vi devo dire? Ho goduto alla grande.
L’Aligoté, assieme allo Chardonnay, è uno dei vitigni più diffusi della Borgogna. Le mie ricerche confermano che regala vini freschi, agili, ricchi di sapidità e mineralità, sempre accompagnati da note agrumate, floreali, erbacee e vegetali. Insomma, i vini che piacciono a me.
Approfondendo un po’ (per i secchioni dal bicchiere roteante), scopro che prima della fillossera era il vitigno principale della Borgogna. Successivamente molti nuovi impianti privilegiarono lo Chardonnay, ma negli ultimi anni la riscoperta dei vitigni autoctoni lo sta riportando in auge, anche perché pare sia piuttosto difficile da allevare.
In passato, inoltre, la sovrapproduzione dava vini piuttosto semplici, tanto che spesso venivano arricchiti con il Crème de Cassis per creare il celebre Kir.
Ma ritorniamo al mercato, dove non ci sono solo ostriche: le foto parlano da sole. Paté e terrine di ogni genere, carni bianche e rosse a fiumi e, naturalmente, l’immancabile anatra.
Il tutto in un caos ordinato. Si prendeva il proprio piatto stracolmo di prelibatezze e ci si sedeva nelle aree attrezzate con tavoli comuni. Finito il pranzo, ognuno provvedeva a smaltire tutto nella raccolta differenziata, compresi i bicchieri.
Un format eccellente per approfittare delle tante specialità presenti. Naturalmente era possibile anche fare semplicemente la spesa e portare tutto a casa.
La cosa che più mi ha colpito è stata la naturalezza con cui convivono produttori, residenti e turisti. Non c’è nulla di costruito per stupire: semplicemente cibo di qualità, persone che lavorano e gente che si gode il momento.
Se poi vi avanza del tempo, dalla stazione di Arcachon parte un autobus che porta a una delle meraviglie naturali della zona: la Duna di Pilat.
Formatasi nel corso di migliaia di anni grazie all’azione combinata del vento oceanico e delle correnti marine, ha creato una vera montagna di sabbia che ancora oggi avanza lentamente verso la foresta alle sue spalle.
Una gioia assicurata per ragazzi, bambini e anche per qualche temerario adulto. Le foto raccontano meglio di qualsiasi parola la magnificenza della natura.
La sera si avvicinava e il ritorno a Bordeaux era d’obbligo. Una magnifica esperienza che mi ha arricchito.
Buon viaggio.








































