Finalmente si inizia a parlare del fatto che non dobbiamo chiederci troppo quando apriamo una bottiglia di vino. Per certi vini non bisogna chiedersi molto: si aprono, si bevono e si gode.
Ma poi c’è il gusto personale di ognuno di noi, vivaddio, diverso per esperienza gustativa e passione.
La gente sta bevendo meno perché ha paura di confrontarsi e di annoiarsi con i “fenomeni dal bicchiere parlante”.
I corsi da Sommelier erano nati per formare i futuri addetti alla vendita del vino, ma oggi mi sembra più di avere a che fare con guru che dispensano omelie. Al massimo, aldilà degli abbinamenti, possiamo parlare di occasioni per aprire una bottiglia.
Come nel caso di questa etichetta, che bevuta da sola sarebbe sprecata, ma condivisa acquista un sapore tutto diverso.
Ora, potrei scrivere fiumi di parole per descrivere l’eleganza e la personalità di questo bicchiere, ma basta guardare il contesto per comprendere il valore aggiunto che ha dato alla serata con amici speciali.
Mi sono limitato solo a raccontare da dove arrivava e la filosofia del produttore. Il resto l’ha raccontato il vino, sorso dopo sorso.
Il Trebbiano 2018 Vigna del Convento di Capestrano nasce dalla passione di Leonardo Pizzolo per i vini eleganti, in una vigna che affonda le sue radici nel terreno calcareo e, ci consegna un sorso dinamico, setoso e cremoso, ma allo stesso tempo vibrante fra acidità e frutto da incorniciare.
I profumi accennati di erbe mediterranee si sommano alla nota minerale tipica di quel territorio in Abruzzo.
Ma nel berlo mi ricordava le parole di Leonardo, che parlava di suo nonno e degli insegnamenti che gli ha lasciato.
Un giorno apprezzavo il suo outfit elegante e non banale, “d’altri tempi”, e mi confidò che erano abiti di suo nonno che lui stesso aveva adattato, da cui trasudava un’eleganza senza tempo. E i suoi vini sono tutti cuciti su misura per occasioni speciali.
Ne ho già scritto di questo vino, oggi più perfetto che mai… cercatelo nel blog:
https://www.vallereale.it/



