… Ciao Luigi…
Molti, come me, hanno incontrato un uomo che ha dedicato la vita alla valorizzazione della sua terra, senza mai dimenticare di essere prima un padre, poi un imprenditore e solo dopo un professore.
Molti, come me, hanno incontrato un uomo che ha dedicato la vita alla valorizzazione della sua terra, senza mai dimenticare di essere prima un padre, poi un imprenditore e solo dopo un professore.
Francesco, invece, è un artigiano vero. Produce da sempre tre soli vini, figli della sua terra. Non vogliono convincere nessuno: non sono presuntuosi, non hanno muscoli da esibire, non alzano la voce. Ti seducono piano, con la grazia di una dama d’altri tempi e la cortesia di un gentiluomo. Ti conquistano così, senza prepotenze. E sì, sono vini divisivi.
La flora selvatica entra in scena con discrezione: note aromatiche erbacee, di elicriso onnipresente, si fondono a un registro floreale elegante e modulato, che evolve come un tema in variazione.
Non storcete il naso: avete capito benissimo. Un Pinot Nero e un Riesling Renano che nascono sulle montagne dell’Aquila, a ottocento metri sul livello del mare. Confesso: non lo conoscevo nemmeno io. Ma l’ho bevuto e — detto in modo poco accademico — a me mi piace assai.
Il sorso è misurato, mai eccessivo, carezza il palato con frutto pieno e sfumature mentolate, con un finale lievemente rinfrescante ma sempre sostenuto da un corpo solido, ricco, armonioso.
A fine giornata, mi sono ritrovato ad apprezzare sinceramente quel manipolo di degustatori così diversi, eppure perfettamente complementari. Lo sporco sestetto ha dato vita a un confronto vero, senza filtri, che ha fatto bene a tutti. Un confronto che, per una volta, non è rimasto confinato tra le righe di una scheda tecnica, ma si è trasformato in dialogo, spunto, crescita.
Ci sono bottiglie che restano nel cuore, esperienze che sedimentano come i grandi vini nelle loro barrique. Così è per questa verticale di Harimann di Pasetti, che torno a raccontare anche se è passato più di un anno. Del resto, il tempo, per certi vini, è solo un alleato.
Il lavoro di Max si svolge nel cuore dell’Abruzzo, a Pianella, e fa il vino con la stessa schiettezza con cui lo racconta. La sua linea “Senzaniente” è un manifesto chiaro fin dal nome. Nessuna maschera, niente scorciatoie. Solo uva, territorio, mani esperte e tempo.
La cucina qui è didattica, direi. Niente fronzoli, niente cremine o sovrastrutture moderne. Ogni piatto ha un’identità chiara, sapori netti, e soprattutto non affatica la digestione.
Mi ha colpito, invece, il nuovo corso intrapreso da Luigi di Camillo di Tenuta i Fauri, che guarda al mercato con realismo, producendo diverse bollicine, nessuna con metodo classico. Ed ecco che scopro Alba Rosa: un metodo Martinotti da uve a prevalenza Montepulciano, con una leggera presenza di Pinot Nero.