Siamo in Umbria, nel territorio di Montefalco, disegnato da colline, vigneti e tanto verde.
Ricordo molto bene quando ci andai la prima volta. Ebbi lì l’infelice idea di andarci in bici: le salite mi hanno bastonato e non poco.
Il primo incontro con Gianpaolo è stato nel suo garage, dove mi fece sentire da una cisterna inox un bianco che stava producendo da poco. Io ero andato per il Sagrantino, ma nel bicchiere mi ritrovai un vino dal colore giallo paglierino carico, con una mineralità gessosa invadente, frutto che trabordava dai bordi del bicchiere e tanta sapidità.
Un vino molto agricolo, oggi diremmo “gastronomico”, ma quello potevi berlo tranquillamente sulla porchetta. Poi vi racconto in merito.
Oggi Tabarrini è una mega cantina ben integrata nel territorio, moderna e capace di affascinare e fare accoglienza con la A maiuscola.
Ingressi spaziosi e cucina a vista, con un banco da bistrot dove poter degustare e mangiare qualcosa. Mi raccomando: su prenotazione.
Poi tavoli per eventi e tanto altro. Ma il grosso lo trovate nei sotterranei, dove troverete la zona di produzione e tanto vino suddiviso per vigneti. Ma questo dovete scoprirlo da soli.
Io ci sono tornato per risentire L’Adarmando da Trebbiano Spoletino e, senza perdersi in chiacchiere da fenomeni da bicchiere, vi riepilogo brevi note sulla differenza sostanziale fra i tre principali Trebbiani.
Il Toscano è il più diffuso e, per me, sa di poco. Il Trebbiano Abruzzese, se lavorato bene in vigna e se la vigna è anzianotta, riesce a dare un’eleganza unica, con note di frutto importanti, sfumature di anice, discreta mineralità e buona acidità, nonchè longevità.
Lo Spoletino si mostra da subito più verticale, con in prima fila le note di fiori e spezia gialla. Diciamo che ha un caratterino un po’ estroverso nel bilanciamento degli elementi.
Nella fattispecie, L’Adarmando che assaggio oggi è certamente più elegante e meglio domato da Gianpaolo. La pulizia del frutto e il buon bilanciamento al gusto sono evidenti.
Il primo impatto è di fiori, con la ginestra gialla, e poi sfumature resinose mature come l’ambra e tocchi gessosi che preannunciano una buona mineralità al palato.
Il primo sorso è servito a togliermi l’arsura dell’estate, il secondo per avvinare il palato e poi il terzo a fare “quello che capisce di vino”. Sì, ho anche fatto i gorgoglii, tanto per sottolineare che ci capisco…
Secondo sorso e riesco a mettere da parte le prime note per leggere le seconde. Ed emergono al centro bocca sfumature balsamiche e mentolate, con una cremosità che conferma il buon lavoro in vigna.
Ironia a parte, al palato Gianpaolo ha fatto il grosso del lavoro, bilanciando perfettamente la parte di acidità con il frutto e la nota invadente della mineralità.
Che ve lo dico a fare: finale lungo e piacevolmente rinfrescante, che non finisce mai. Da bere senza sosta su legumi e carni bianche, ma anche la porchetta ci sta benissimo, come pure il panino con il prosciutto crudo che e tante altre sfiziosità che vendono nella piazza centrale di Montefalco.
A bicchiere vuoto, quando ormai l’ultimo goccio me lo stavo leccando, sono emerse sfumature di spezia gialla, cardamomo, curry molto delicati e sbuffi iodati.
In conclusione, il vino mi è piaciuto molto e lo riberrei volentieri. Sul prezzo nulla da dire: è una scelta del produttore. Per me, però, resta un vino da bere con moderazione… soprattutto quando si tratta di comprarlo, visto che il mio portafoglio non è proprio d’accordo. 😄
ADARMANDO – Umbria bianco Igt 2024
- Vigneti del 2006 a 350 s.l.m
- terreno limoso, argilloso
- basse rese
- Fermentazione: acciaio.
- affinamento sulle fecce fini per almeno 12 mesi
- Costo: ho pagato 22,00 euro in cantina.


















