
Pallotta, piccolo artigiano del vino, è architetto per mestiere, ma vignaiolo per DNA.
E a San Severo, con il suo Nero di Troia, ci sorprende raccontandoci una storia che non ti aspetti.
Qui il vitigno non urla: parla con garbo.
C’è il frutto, ci sono i fiori, e al sorso arriva un tocco vellutato che quasi ti prende per mano. Il tannino?
C’è, ma è educato: accerchiato dal frutto, ridotto all’essenziale… giusto per ricordarti chi comanda.
La Riserva gioca su balsami e spezie, mentre il “classico” punta dritto alla piacevolezza e al gusto, quello che ti fa dire “ancora un sorso”.
Affinamento in botti esauste, perché qui il legno non deve farsi notare, ma accompagnare. Il risultato? Un bicchiere agile, godurioso, che non stanca mai ma soddisfa sempre.
Attenzione però: resta pur sempre un Nero di Troia.
Sa essere elegante, sì… ma sa anche graffiare.
Per i (pseudo) esperti: è vero, qui il vitigno è più rotondo e meno “verticale” rispetto a Castel del Monte… ma il graffio arriva comunque. Solo con stile.
In conclusione, nel bicchiere si leggono chiaramente passione e dedizione, ma anche la capacità di gestire una terra sana, un vigneto sano e un microclima da far invidia.
Per chi vuole approfondire direttamente con il produttore ci vediamo a breve in una degustazione con altre sue “creature”…
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