Il Trebbiano Spoletino Adarmando 2024 di Tabarrini Gianpaolo: dinamico con carattere
Il primo impatto è di fiori, con la ginestra gialla, e poi sfumature resinose mature come l’ambra e tocchi gessosi che preannunciano una buona mineralità al palato.
Il primo impatto è di fiori, con la ginestra gialla, e poi sfumature resinose mature come l’ambra e tocchi gessosi che preannunciano una buona mineralità al palato.
Le erbe mediterranee, come salvia e fiori di origano, sono l’esordio al naso, con intense sfumature agrumate, tutto in una cornice di assoluta eleganza e pulizia di frutto.
Quello che vedete in foto è solo una parte dello scaffale. Adesso moltiplicate per dieci e immaginate quanto vino c’era in quel supermercato. E l’Italia aveva solo alcuni ripiani con scritto “Italia”. Dentro c’era di tutto, dal Nord al Sud. Lascio a voi capire la mia tristezza. La Francia, invece, era divisa per territori produttivi, ben distinti fra loro, con prezzi interessanti.
Ma stasera avevo comprato un Homity Pasty e il Pecorino ci stava alla grande. L’Homity Pasty, come si vede nella foto, è un fagottino di pasta salata… A quanto pare è un piatto della tradizione inglese che nasce inizialmente come una classica torta salata aperta, per poi arrivare alla versione a fagottino, più adatta al consumo da street food.
Jobi & Joba mi ha riconciliato, consegnandomi un sorso più agile, ricco di frutto e tanta freschezza. Un vino godurioso, che si lascia bere, rinfrescandomi la giornata con profumi delicati di lampone, frutti di bosco e sfumature floreali.
Conclusione: nei profumi il frutto era intenso, mi riportava a qualche Primitivo molto maturo, quasi da vendemmia tardiva: ciliegia matura, frutti di bosco in confettura e spezie sparse qua e là.
Vini senza anima, fotocopia di ogni annata, privi di personalità e con un finale piuttosto corto. Il frutto, però, rimane ostinatamente in ogni pertugio del palato.
Con amici si organizza una serena serata e a tavola arrivano il Moscatello secco e il Moscato Reale passito, lavorato secondo tradizione: un vino che, senza troppi giri di parole, surclassa per qualità molti vini conciati. Poi un rosato da Nero di Troia ottenuto da salasso, fruttato e diretto, lontano dalle solite “pressature soffici” con estrazioni leggere, piacevoli ma spesso un po’ esili.
Consultai un paio di amici su cosa vedere a Bordeaux e, entrambi, mi dissero: «Bellissima città; però non puoi perderti Arcachon con le sue ostriche».
La vera emozione me l’ha data la denominazione Castillon-Côtes de Bordeaux. Si trova appena a est di Saint-Émilion e, per molti appassionati, è una delle zone con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutto il Bordolese. Il punto forte di Castillon è il terroir calcareo, capace di dare vini più profondi, minerali e longevi. Non voglio fare il saputello, ma ne avevo sentito parlare bene da più di un appassionato e la curiosità era parecchia.