Se vuoi capire cosa significa artigianale, questo è il tuo vino.
Un Dono di Mariapia Castelli, apprezzatissimo, ma non è un vino da elucubrazioni sommelierizzanti. È da bere nel bicchiere basso da osteria, con il mignolo tenuto in alto e da finire in un solo sorso.
Quando ce l’hai davanti, non devi chiederti nulla, non devi far girare il bicchiere. Devi solo vuotarlo tutto d’un sorso.
Lo metti al naso ed è vino, vinoso.
Sotto la pelle di questo vino artigianale, dove legno e bucce si contendono il primato olfattivo, c’è un gran Sangiovese.
Se resta nel bicchiere, iniziano a emergere le note di sottobosco, con sfumature di erbe officinali, fungo macerato e tocchi di tartufo nero. Poi arriva la cannella. Ma io non ho saputo aspettare.
Il Sangiovese sfodera i suoi tannini rustici ben amalgamati al sentore di cuoio dolce e poi c’è il frutto a rendere piacevole il sorso e a rallegrare le papille gustative.
Non è un vino da capire, ma da bere. I suoi alleati? La trippa appena fatta, la pasta e fagioli con le cotiche o un formaggio stagionato.


