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	<title>Il blog di Andrea De Palma</title>
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	<description>Il blog di Andrea De Palma</description>
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	<title>Il blog di Andrea De Palma</title>
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		<title>Il Sale della Terra 2020 di Antica Enotria, in Puglia a Cerignola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Si parla sempre troppo poco al Sud di Nero di Troia. Ci si è...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9926" style="width: 754px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9926" class="wp-image-9926" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-2-300x261.jpg" alt="" width="744" height="647" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-2-300x261.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-2-600x521.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-2.jpg 700w" sizes="(max-width: 744px) 100vw, 744px" /><p id="caption-attachment-9926" class="wp-caption-text">Andrea De Palma e Luigi di Tuccio titolare di Antica Enotria</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si parla sempre troppo poco al Sud di Nero di Troia. Ci si è accecati dalla fama dei vitigni d’Oltralpe o dei &#8216;blasonati del Nord Italia&#8217;, ma guardate che sfumature in questo bicchiere.</p>
<p>Un 2020 ancora giovanissimo, integro in ogni suo aspetto. Profumi da un nobile signore di campagna che ha appena finito di fumarsi il suo sigaro toscano, con i guanti in pelle: cuoio dolce, accenni di affumicato, tanta prugna matura e spezie come la cannella e, poi, frutto, frutto e setosità.</p>
<p>Il primo sorso mi ricorda la stretta di mano di Raffaele (oggi è il figlio Luigi a condurre l&#8217;azienda): possente, ma con il sorriso. Mani rugose, striate di nero dal colore di chi lavora la terra e l’uva.</p>
<p>Possente, ma con gentilezza. Tannini didattici, bilanciamento con la sua acidità e le note mentolate che si accompagnano alla nota salina.</p>
<p>Si chiama “Il Sale della Terra”&#8230; qui il terreno è color sabbia, calcareo, ricco di salinità, che ritroviamo in tutti i vini.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-9931 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-1-258x300.jpg" alt="" width="557" height="648" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-1-258x300.jpg 258w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-1-600x697.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Enotria-1.jpg 603w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /></p>
<p>Da bere senza sosta la Falanghina e il Fiano, riconoscibili in ogni dettaglio: frutto, nuance esotiche, erbe mediterranee, freschezza infinita. Ma ogni sorso racconta una storia diversa, in base al vitigno.</p>
<p>Ma un nuovo progetto di vino sta per presentarsi sul mercato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Azienda Agricola Di Tuccio Raffaele di Di Tuccio Luigi </strong></p>
<p>Sede operativa: Masseria Contessa Staffa<br />
Sp 65 C.da Risicata<br />
P. IVA: 03739110710<br />
71042 Cerignola (Fg) – Puglia</p>
<p><a href="tel:+390885418462">+39 0885 418462</a> – <a href="mailto:info@anticaenotria.it">info@anticaenotria.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Est ad Andria: un&#8217;orecchietta, una muschiska e una bottiglia di vino&#8230; e l&#8217;osteria è servita</title>
		<link>https://andreadepalma.it/osteria-andria-catalanesca-puglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 18:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Andria]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine Olivella]]></category>
		<category><![CDATA[Catalanesca]]></category>
		<category><![CDATA[Orecchietta]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vendita al calice è ormai una pratica consolidata fin dall'apertura, oltre 14 anni fa, a un prezzo politico di 5 euro al calice per quasi tutti i vini, tranne qualcuno a 8 euro. Un'ottima tecnica per far girare la cantina, perché Michele non esita ad aprire una bottiglia non prevista: non ci sono i vini al calice e allora non si apre altro? Qui si stappa a prescindere, tanto lui riesce a smaltire tutto, ma soprattutto perché i suoi clienti si fidano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-9908" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Est-1-300x243.jpg" alt="" width="822" height="666" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Est-1-300x243.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Est-1-600x487.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/09/Est-1.jpg 700w" sizes="(max-width: 822px) 100vw, 822px" /></p>
<p>Si fa un gran parlare di ristorazione in crisi, di tavoli vuoti, di fine dining in sofferenza, ma io tutta questa negatività non l&#8217;ho vista nelle varie osterie che ho visitato, per non parlare dei pub inglesi, di cui parleremo dopo.</p>
<p>Altro tema dibattuto da tempo è la riduzione del consumo del vino. Molte cantine danno la colpa ai ristoratori, ai ricarichi ingiustificati e a tanto altro, ma questa non è la sede per discuterne.</p>
<p>In questa osteria/vineria tutto ciò sembra superato: tavoli sempre pieni, in ogni giorno della settimana e in ogni stagione. Quale sarà il segreto di Michele e Francesco? Provo ad elencarli, ma sicuramente ne dimenticherò qualcuno&#8230;</p>

<p>Calda accoglienza, sorriso, ambiente familiare, ricerca spasmodica di prodotti tipici in giro per i territori, servizio informale, menu misurato con piatti e prodotti tipici a prezzi contenuti e una carta dei vini smisurata, frutto delle continue ricerche di Michele, oste impareggiabile nel consigliare il vino.</p>
<p>La vendita al calice è ormai una pratica consolidata fin dall&#8217;apertura, oltre 14 anni fa, a un prezzo politico di 5 euro al calice per quasi tutti i vini, tranne qualcuno a 8 euro. Un&#8217;ottima tecnica per far girare la cantina, perché Michele non esita ad aprire una bottiglia non prevista: non ci sono i vini al calice e allora non si apre altro? Qui si stappa a prescindere, tanto lui riesce a smaltire tutto, ma soprattutto perché i suoi clienti si fidano.</p>
<p>Michele è stato lungimirante: fin dall&#8217;apertura ha fatto corsi sul vino, incontri di degustazione con le aziende, che continuano ancora oggi, in modo da creare e formare una clientela consapevole che ormai non lo abbandona più.</p>

<p>Il locale è diventato ormai un punto di incontro per giovani e non solo: un bicchiere con qualche tagliere e via, oppure qualcosa di più sostanzioso, come la tartare di Podolica e l&#8217;hamburger in foto, ma anche formaggi selezionatissimi e tanto altro.</p>
<p>Non avrete l&#8217;ansia del classico ristorante dove l&#8217;occhio del padrone aspetta sempre che voi ordiniate dall&#8217;antipasto al dessert.</p>

<p>Poi in cucina c&#8217;è Francesco, che è davvero attento a non allontanarsi dalla tradizione. Lo dimostra questa orecchietta con muschiska, un piatto pensato al momento per accontentare un rompiscatole come me.</p>
<p>In questo piatto c&#8217;è la Puglia intera e tanta storia legata alla pastorizia e alla transumanza. La muschiska è una carne essiccata tradizionalmente ottenuta soprattutto da pecora o capra, anche se sono documentate altre carni. Era un alimento adatto alla conservazione e al trasporto durante i lunghi spostamenti dei pastori. La carne veniva tagliata in strisce, condita e lasciata essiccare.</p>
<p>Insomma, una storia di pastori, transumanza e conservazione della carne che arriva fino a oggi. E quelle che ho assaggiato qui erano eccellenti.</p>
<p>Ora ci vuole il vino e Michele ha avuto il grosso problema di cercarne uno adatto per due motivi: prima per l&#8217;orecchietta con la muschiska, abbastanza pesantuccia come sapore, e poi perché io sono, come sempre, un rompiscatole.</p>
<p>Comunque ci siamo riusciti. Dopo due tentativi abbiamo trovato quello che mi ha quasi accontentato.</p>
<p>Il bicchiere di <strong>Catalanesca Katà di Cantine Olivella 2025</strong> mi ha zittito.</p>
<p>La mia curiosità per i vitigni autoctoni è soddisfatta, un po&#8217; meno questa ricerca di molti produttori di fare vini troppo cremosi e tendenzialmente morbidi. Forse è una scelta di mercato o è una tradizione del territorio, non mi resta che andare a trovarlo in futuro per capirlo.</p>
<p>Io amo molto i vitigni che si presentano per quello che sono e soprattutto non amo la onnipresente tendenza ad ammorbidire tutto: per carità, è un gusto personale.</p>
<p>Comunque, il bicchiere, fin da fermo, mi consegnava un frutto maturo, integro e pulitissimo, con sfumature di note agrumate e note minerali quasi vulcaniche.</p>
<p>La nota salina si percepiva già al naso, ma al palato la cremosità del frutto riusciva a bilanciare un estratto importante, con un finale molto lungo.</p>
<p>Ora mi ha incuriosito molto: devo andarci.</p>
<p><strong>Abbinamento riuscito, curiosità tanta.</strong></p>
<p><strong>Per mangiare da Michel si spendono da 7 a 20 euro vini esclusi </strong></p>
<p><em>contatti: https://www.facebook.com/EstVinumCibus </em></p>
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		<item>
		<title>Il Trebbiano Spoletino Adarmando 2024 di Tabarrini Gianpaolo: dinamico con carattere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalco]]></category>
		<category><![CDATA[Tabarrini]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano spoletino]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo impatto è di fiori, con la ginestra gialla, e poi sfumature resinose mature come l'ambra e tocchi gessosi che preannunciano una buona mineralità al palato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/trebbiano-spoletino-tabarrini-montefalco-umbria/">Il Trebbiano Spoletino Adarmando 2024 di Tabarrini Gianpaolo: dinamico con carattere</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in Umbria, nel territorio di Montefalco, disegnato da colline, vigneti e tanto verde.</p>

<p>Ricordo molto bene quando ci andai la prima volta. Ebbi lì l&#8217;infelice idea di andarci in bici: le salite mi hanno bastonato e non poco.</p>
<p>Il primo incontro con Gianpaolo è stato nel suo garage, dove mi fece sentire da una cisterna inox un bianco che stava producendo da poco. Io ero andato per il Sagrantino, ma nel bicchiere mi ritrovai un vino dal colore giallo paglierino carico, con una mineralità gessosa invadente, frutto che trabordava dai bordi del bicchiere e tanta sapidità.</p>

<p>Un vino molto agricolo, oggi diremmo “gastronomico”, ma quello potevi berlo tranquillamente sulla porchetta. <em>Poi vi racconto in merito.</em></p>
<p>Oggi Tabarrini è una mega cantina ben integrata nel territorio, moderna e capace di affascinare e fare accoglienza con la A maiuscola.</p>
<p>Ingressi spaziosi e cucina a vista, con un banco da bistrot dove poter degustare e mangiare qualcosa. <em>Mi raccomando: su prenotazione.</em></p>

<p>Poi tavoli per eventi e tanto altro. Ma il grosso lo trovate nei sotterranei, dove troverete la zona di produzione e tanto vino suddiviso per vigneti. Ma questo dovete scoprirlo da soli.</p>
<p>Io ci sono tornato per risentire L&#8217;Adarmando da Trebbiano Spoletino e, senza perdersi in chiacchiere da fenomeni da bicchiere, vi riepilogo brevi note sulla differenza sostanziale fra i tre principali Trebbiani.</p>

<p>Il Toscano è il più diffuso e, per me, sa di poco. Il Trebbiano Abruzzese, se lavorato bene in vigna e se la vigna è anzianotta, riesce a dare un&#8217;eleganza unica, con note di frutto importanti, sfumature di anice, discreta mineralità e buona acidità, nonchè longevità.</p>
<p>Lo Spoletino si mostra da subito più verticale, con in prima fila le note di fiori e spezia gialla. Diciamo che ha un caratterino un po&#8217; estroverso nel bilanciamento degli elementi.</p>
<p>Nella fattispecie, L&#8217;Adarmando che assaggio oggi è certamente più elegante e meglio domato da Gianpaolo. La pulizia del frutto e il buon bilanciamento al gusto sono evidenti.</p>
<p>Il primo impatto è di fiori, con la ginestra gialla, e poi sfumature resinose mature come l&#8217;ambra e tocchi gessosi che preannunciano una buona mineralità al palato.</p>
<p>Il primo sorso è servito a togliermi l&#8217;arsura dell&#8217;estate, il secondo per avvinare il palato e poi il terzo a fare “quello che capisce di vino”. Sì, ho anche fatto i gorgoglii, tanto per sottolineare che ci capisco&#8230;</p>
<p>Secondo sorso e riesco a mettere da parte le prime note per leggere le seconde. Ed emergono al centro bocca sfumature balsamiche e mentolate, con una cremosità che conferma il buon lavoro in vigna.</p>
<p>Ironia a parte, al palato Gianpaolo ha fatto il grosso del lavoro, bilanciando perfettamente la parte di acidità con il frutto e la nota invadente della mineralità.</p>
<p>Che ve lo dico a fare: finale lungo e piacevolmente rinfrescante, che non finisce mai. Da bere senza sosta su legumi e carni bianche, ma anche la porchetta ci sta benissimo, come pure il panino con il prosciutto crudo che e tante altre sfiziosità che vendono nella piazza centrale di Montefalco.</p>

<p>A bicchiere vuoto, quando ormai l&#8217;ultimo goccio me lo stavo leccando, sono emerse sfumature di spezia gialla, cardamomo, curry molto delicati e sbuffi iodati.</p>
<p>In conclusione, il vino mi è piaciuto molto e lo riberrei volentieri. Sul prezzo nulla da dire: è una scelta del produttore. Per me, però, resta un vino da bere con moderazione… soprattutto quando si tratta di comprarlo, visto che il mio portafoglio non è proprio d’accordo. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f604.png" alt="😄" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>ADARMANDO &#8211; Umbria bianco Igt 2024</strong></p>
<ul>
<li>Vigneti del 2006 a 350 s.l.m</li>
<li>terreno limoso, argilloso</li>
<li>basse rese</li>
<li>Fermentazione: acciaio.</li>
<li>affinamento sulle fecce fini per almeno 12 mesi</li>
<li>Costo: ho pagato 22,00 euro in cantina.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Giocheremo con i Fiori” 2025 di Torre dei Beati: sintesi perfetta del Pecorino elegante.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Giocheremo con i Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>
		<category><![CDATA[Torre dei Beati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le erbe mediterranee, come salvia e fiori di origano, sono l’esordio al naso, con intense sfumature agrumate, tutto in una cornice di assoluta eleganza e pulizia di frutto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/giocheremo-con-i-fiori-torre-dei-beati-pecorino-abruzzo/">“Giocheremo con i Fiori” 2025 di Torre dei Beati: sintesi perfetta del Pecorino elegante.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi vuole approfondire e conoscere uno dei vitigni, il Pecorino, più identitari del Centro Italia, deve assolutamente provare questa versione.</p>
<p>Due grandi produttori, uno nelle Marche e un grande Luigi Cataldi Madonna in Abruzzo, hanno contribuito alla sua diffusione. Luigi lo cito con tristezza perché ci ha lasciati da poco (vi allego un mio pensiero su di lui).</p>
<p>Ho conosciuto Fausto Albanese quando faceva un grande rosso e un superlativo Cerasuolo. Lo ammetterò fino alla noia: inizialmente non lo capivo, ma perché ero impreparato a comprendere certe artigianalità. Ormai sono passati quasi vent’anni e qualcosa l’abbiamo capita.</p>
<p>Di bianchi non se ne parlava, ma ormai da anni è diventato un bianchista. Ma non glielo dite! Le sue versioni di Trebbiano sono strepitose e questo Pecorino ha raggiunto un’eleganza come non mai.</p>
<p>Il Pecorino ha dato filo da torcere a tutti: basso nelle rese e ostico nella gestione della vigna. Ricordo qualche versione di altri produttori che sembrava candeggina nel colore e ricca di corpo e alcol, tanto da poterla affettare.</p>
<p>Il 2025 di Fausto mette in risalto le migliori e principali caratteristiche del vitigno: la sua complessità aromatica, la notevole acidità e la mineralità che ne fanno un vino verticale, da bere a tutto pasto.</p>
<p>Le erbe mediterranee, come salvia e fiori di origano, sono l’esordio al naso, con intense sfumature agrumate, tutto in una cornice di assoluta eleganza e pulizia di frutto.</p>
<p>Al primo sorso firma già un palato &#8220;sapidone&#8221;, lungo, con mineralità e acidità penetrante, dove le note agrumate continuano ad alternarsi alla piacevole freschezza delle erbe, con un finale quasi salino puntinato di iodio.</p>
<p>La vigna è ormai allenata a dare un gran vino, i terreni sono argillosi-calcarei e Fausto non sbaglia mai un colpo. Andarlo a trovare è un regalo che vi fate, perché ascolterete prima di tutto un vero appassionato, poi un artigiano del vino e poi un imprenditore.</p>

<p>I suoi vini non costano mai tanto, perché per lui il vino deve poter essere acquistato senza ansie.</p>
<p>Nessuna alchimia nella lavorazione: le uve sono fermentate e affinate in acciaio. Il resto lo fa la capacità di gestire bene una vigna che ormai ha già 20 anni.</p>
<p>Vabbè. Si capisce che il vino mi è piaciuto assai&#8230;</p>
<p>Il ricordo di Luigi Cataldi Madonna: https://andreadepalma.it/cataldi-madonna-pie-delle-vigne-ofena-abruzzo-cerasuolo/</p>
<p>Torre dei Beati</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="fjLd9ZrbkE"><p><a href="https://www.torredeibeati.it/">torre dei beati</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“torre dei beati” — Torre dei Beati" src="https://www.torredeibeati.it/embed/#?secret=wBKLfhMduo#?secret=fjLd9ZrbkE" data-secret="fjLd9ZrbkE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/giocheremo-con-i-fiori-torre-dei-beati-pecorino-abruzzo/">“Giocheremo con i Fiori” 2025 di Torre dei Beati: sintesi perfetta del Pecorino elegante.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trova le differenze: quando il colore non racconta il territorio</title>
		<link>https://andreadepalma.it/rosato-puglia-abruzzo-pub/</link>
					<comments>https://andreadepalma.it/rosato-puglia-abruzzo-pub/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 17:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Pub]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Rosato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che vedete in foto è solo una parte dello scaffale. Adesso moltiplicate per dieci e immaginate quanto vino c'era in quel supermercato. E l'Italia aveva solo alcuni ripiani con scritto “Italia”. Dentro c'era di tutto, dal Nord al Sud. Lascio a voi capire la mia tristezza. La Francia, invece, era divisa per territori produttivi, ben distinti fra loro, con prezzi interessanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/rosato-puglia-abruzzo-pub/">Trova le differenze: quando il colore non racconta il territorio</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perdonatemi se torno a Chester, ma questa foto ero indeciso se farvela vedere. Poi mi sono detto: “Se potrà servire a stimolare un dialogo e un confronto, ben venga”.</p>
<p>Finalmente anche fra gli addetti ai lavori si inizia a parlare di colore come elemento distintivo del territorio e di riconoscibilità (sono vari i confronti che sto avendo con amici enologi e produttori).</p>
<p>Per quelli come voi che siete fruitori passivi di vino, vedo già le vostre facce davanti a uno scaffale del genere. E la domanda è sempre la solita: “Quale scelgo? Andrà bene sulla carne di stasera e sul pesce di domani? Se la porto alla cena di stasera farò una bella figura?”. E mille altre perplessità vi assedieranno.</p>
<p>E quindi, per non sbagliare, si prende quella bottiglia di cui avete sentito parlare -marketing-, di quel marchio di cui vi fidate da sempre: “forza del brand”.</p>
<p>Mettete la mano su quell’etichetta che avete bevuto in un ristorante la settimana scorsa, ma che non vi aveva convinto molto. Però, per non sbagliare&#8230;</p>
<p>O, nella migliore delle ipotesi, andate a sentimento, seguite il cuore. Oltre a poter scegliere anche se è scritto Salento. Ormai il Salento è fashion, quindi non sbagliamo. Ma chissà cosa significherà IGT, DOC, boh&#8230; C&#8217;è una bella foto di Castel del Monte sull&#8217;etichetta: “Vabbè, prendo questa”. Mi piace l&#8217;etichetta. Vedo che c&#8217;è scritto anche Nero di Troia. Sarà il vitigno? Ma l&#8217;ho visto anche in TV.</p>
<p>Bene, questo è quello che succede a una persona qualsiasi, poco esperta, quando va al supermercato a scegliere una bottiglia di vino. Riuscirà a comprendere in pochi secondi quello che vuole?</p>
<p>No.</p>
<p>Perché sceglie in pochi secondi e, in quei pochi secondi, l&#8217;etichetta deve comunicare se quel vino è giusto o meno per gli spaghetti con le cozze o per la zuppa di scorfano.</p>
<p>E allora ci resta un unico elemento che può dare un messaggio immediato e certo: <strong>il colore</strong>. Tutti sanno che il rosato si abbina ovunque. Ma se è di colore bianco carta andrà bene solo per l&#8217;aperitivo?</p>
<p>In Puglia e in Abruzzo siamo fortunati. Ancora di più gli abruzzesi, perché finalmente il nome “Cerasuolo” sta iniziando a definire una tipologia precisa: colore cerasa, ricco di profumi di ciliegia e una beva agrumata e piacevole ricca di frutto.</p>
<p>In Puglia abbiamo più versioni e quindi il lavoro di comunicazione si complica. Il Bombino Nero di Castel del Monte ha un colore rosa corallo. Il rosato salentino dovrebbe virare più verso il rosa carico. Il rosato da Primitivo dovrebbe avvicinarsi alla tonalità della ciliegia matura. In conclusione possiamo diversificarci e renderci visibili, basta comunicare il colore&#8230;  Se vogliamo, non abbiamo un rosato dal colore uguale. Ma perché complicarci la vita?</p>
<p>Ecco, immaginate il nostro rosato nello scaffale di un grande supermercato in UK, dove il cliente sa a malapena che il vino si fa dall&#8217;uva. Secondo voi cosa sceglierà? Girerà la bottiglia per vedere da dove viene? Si leggerà tutte le poesie sull&#8217;etichetta?</p>
<blockquote><p>Andrà sul sicuro: Francia e Paesi che hanno un marketing più agguerrito.</p></blockquote>
<p>Loro comprano il Paese, la nazione. Per spiegare a molti dove fossero la Puglia e l&#8217;Abruzzo dovevo dire: “Molto sotto Roma e a destra di Napoli”. Loro si fermavano lì.</p>
<p>Però noi abbiamo deciso di scolorire il nostro rosato perché i francesi lo fanno così e i clienti vogliono quello. Ma nessuno ve lo vieta di farlo, perché il mercato è sovrano.</p>
<p>Se però vogliamo iniziare a farci riconoscere, dobbiamo iniziare a mettere in bottiglia i colori e i sapori delle nostre vigne.</p>
<div id="attachment_9861" style="width: 897px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9861" class="wp-image-9861" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-300x225.jpg" alt="" width="887" height="665" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-300x225.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-600x450.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 887px) 100vw, 887px" /><p id="caption-attachment-9861" class="wp-caption-text">Pub Chester</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste discussioni sono anche un confronto con amici enologi e produttori. Qualcosa, però, si sta muovendo. In Abruzzo ormai il Cerasuolo non si tocca. Mentre poi ti fai il rosatello anemico e te lo vendi comunque.</p>
<blockquote><p>La soluzione? Unirsi e fare fronte unico.</p></blockquote>
<p>Quello che vedete in foto è solo una parte dello scaffale. Adesso moltiplicate per dieci e immaginate quanto vino c&#8217;era in quel supermercato. E l&#8217;Italia aveva solo alcuni ripiani con scritto “Italia”. Dentro c&#8217;era di tutto, dal Nord al Sud. Lascio a voi capire la mia tristezza. La Francia, invece, era divisa per territori produttivi, ben distinti fra loro, con prezzi interessanti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-9859 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-300x169.jpg" alt="" width="831" height="468" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-300x169.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-600x338.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 831px) 100vw, 831px" /></p>
<blockquote><p>E poi un messaggio a tanti produttori. Nei pub che ho visitato, gestiti da giovani inglesi, ho visto molto vino venduto egregiamente al calice, con tre differenti prezzi. C&#8217;erano le etichette da lavandino, ma anche la chicca interessante. Ed erano in tanti a bere vino. E io ci sono andato quasi ogni sera per un mese.</p></blockquote>
<div id="attachment_9762" style="width: 908px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9762" class="wp-image-9762" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg" alt="" width="898" height="506" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-600x338.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 898px) 100vw, 898px" /><p id="caption-attachment-9762" class="wp-caption-text">Carta dei vini</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guardare e meditare&#8230; quelli sulla lavagna sono vini, è una carta dei vini scritta a mano..</p>
<p>Ieri parlavo con un amico produttore e si lamentava dei ricarichi del ristorante, dell&#8217;incapacità di molti ristoratori di vendere al calice, fra prezzi e gestione in genere.</p>
<p>Ma qui mi taccio, perché preferisco scriverne in un altro pezzo.</p>
<p>In conclusione, siamo entrambi arrivati -ma, a dire il vero, io ci ho provato- a una conclusione: molta ristorazione ha bisogno di formazione.</p>
<p>Basta così. Alla prossima. Guardatevi le foto e ditemi: <strong>quale rosato scegliereste?</strong></p>
<p>Ah, proposito&#8230;</p>
<p><strong>Non c&#8217;erano rosati italiani.</strong></p>
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		<title>… un Pecorino a Chester. A good pairing with the Homity Pasty …</title>
		<link>https://andreadepalma.it/pecorino-abruzzo-homity-pasty-chester/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 18:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Chester]]></category>
		<category><![CDATA[Homity Pasty]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma stasera avevo comprato un Homity Pasty e il Pecorino ci stava alla grande. L'Homity Pasty, come si vede nella foto, è un fagottino di pasta salata... A quanto pare è un piatto della tradizione inglese che nasce inizialmente come una classica torta salata aperta, per poi arrivare alla versione a fagottino, più adatta al consumo da street food.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non ci volevo credere&#8230; arrivo in questo immenso supermercato nella periferia di Chester, a pochi passi dal fiume Dee e da quella casa dove ho passato un mese della mia vita. Non esito e lo prendo pur di mettere a tavola un vino di una terra a me cara.”</p>
<p>Questa famiglia inglese beve a tavola solo acqua liscia o bevande zuccherate e fruttate di ogni genere: insomma, un castigo per me. Il Pecorino era il mio riscatto: <strong>&#8220;Finalmente stasera si beve!&#8221;</strong></p>
<p>Enorme e lungo il corridoio dedicato ai vini: tutto il mondo era ben distribuito per nazioni. La Francia faceva la voce grossa per tipologie e differenziazione delle zone.</p>
<p>Per noi c&#8217;era solo scritto ‘Italia’ e poi un miscuglio di vini, fra cui l&#8217;unico e solo Pecorino abruzzese e un Primitivo pugliese.</p>

<p>Ma stasera avevo comprato un Homity Pasty e il Pecorino ci stava alla grande. L&#8217;Homity Pasty, come si vede nella foto, è un fagottino di pasta salata&#8230; A quanto pare è un piatto della tradizione inglese che nasce inizialmente come una classica torta salata aperta, per poi arrivare alla versione a fagottino, più adatta al consumo da street food.</p>
<p>Insomma, devo dire che, assieme al tonno, cipolle, pomodori e cetriolo, ho potuto bere mezza bottiglia del mio Pecorino. Poteva anche essere il peggiore vino del mondo, ma per me è stato rigenerante trovarlo e berlo.</p>
<blockquote><p><strong>Ma devo dire che, sarà stata l&#8217;astinenza, l&#8217;ho trovato abbastanza aderente al vitigno. Profumi di fiori bianchi, erbe aromatiche e note agrumate, esaltate dalle tecniche di produzione di questo vino: non sto a dilungarmi sul perché e sul per come. L&#8217;acidità prendeva il sopravvento, lasciando il palato rinfrescato e ricco di frutto. Giocato su un bilanciamento corretto fra acidità e frutto, con una persistenza adeguata al prodotto, dal prezzo irrisorio per essere in UK.</strong></p></blockquote>
<p>In conclusione, i miei ospiti hanno gradito e ho dovuto anche raccontarlo in inglese sgangherato (infatti ero li per studiare) , perché per loro era davvero inusuale che una pecora desse il nome al vino&#8230;</p>
<p>Il vino è prodotto da una delle più grandi cooperative abruzzesi, Citra Vini, a Ortona. E fare vini di buona qualità con quei numeri bisogna essere proprio bravi.</p>
<p><strong>Una precisazione, per i fenomeni dal bicchiere roteante&#8230;</strong></p>
<p>Aggiungo solo che possiamo stare a discutere sulla qualità di quel vino, sull&#8217;aderenza al vitigno e al territorio, un campo nel quale credo di essere abbastanza preparato.</p>
<p>Ma vi assicuro che essere lontano da casa migliaia di chilometri e trovare qualcosa che senti tuo è tanta roba: ti rigenera. E comunque, il vino si beveva bene.</p>
<ul>
<li><em><strong>In un altro pezzo voglio parlarvi degli scaffali del rosato&#8230; ora mi taccio&#8230;!</strong></em></li>
</ul>
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		<title>Quando la disponibilità supera l’aspettativa: da Chez le Pépère a Bordeaux e un calice di Jobi &#038; Joba.</title>
		<link>https://andreadepalma.it/bordeaux-chez-le-pepere-jobi-joba-cabernet/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 09:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet]]></category>
		<category><![CDATA[Chez le Pepere]]></category>
		<category><![CDATA[Jobi & Joba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jobi &#38; Joba mi ha riconciliato, consegnandomi un sorso più agile, ricco di frutto e tanta freschezza. Un vino godurioso, che si lascia bere, rinfrescandomi la giornata con profumi delicati di lampone, frutti di bosco e sfumature floreali.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il centro di Bordeaux pullula di tanta bella gente, strade assolate: si respira un&#8217;aria rilassante e piacevole, dove ogni vetrina diventa un motivo per fermarsi e sognare.</p>
<p>Ma, verso la mezza, il languorino si fa sentire. Tante le insegne di bistrot con menu chilometrici dove tutti sanno fare tutto, ma nel centro di una città turistica è un classico.</p>
<p>Meglio non rischiare e preferire uno spuntino in una storica Cave (vineria) consigliatami dalla mia amica e Fiorella, dove bere un&#8217;etichetta seria con qualche stuzzichino.</p>
<p>Prenoto e ad aspettarci c&#8217;è Alessandro, un italiano trapiantato da anni a Bordeaux, sempre disponibile e attento.</p>
<p>Mi mostra questo angolo di paradiso per noi che amiamo il vino: classico banco da vineria e scaffali stracolmi di vini artigianali, con ben segnalata la zona di provenienza.</p>
<p>Ma, vista la vasta offerta, mi faccio consigliare un Bordeaux della tradizione e la scelta è <strong>Jobi &amp; Joba</strong>, prodotto da Vignobles Despagne-Rapin – Maison Blanche, a Montagne-Saint-Émilion, sulla riva destra di Bordeaux.</p>

<p>Prendo posto fuori e mi preparo ad assaporare un tagliere di salumi e formaggi, sorseggiare il mio vino e sfumacchiarmi un bel Toscano.</p>
<blockquote><p><strong>La disponibilità e la professionalità di Alessandro, con un servizio celere, non fanno altro che arricchire un&#8217;offerta gastronomica misurata, ma finalizzata a godersi un&#8217;oretta tranquilla.</strong></p></blockquote>
<p>Tante sono le attività dove il sorriso è assente, dove il personale ti guarda come un mero cliente da servire. In fin dei conti stiamo bevendo un semplice bicchiere di vino. E invece l&#8217;errore è proprio questo: pensare che basti che il vino o un buon piatto di pasta siano buoni per aver offerto un servizio efficace al nostro cliente.</p>
<blockquote><p>No. Oggi, ancora di più, il bicchiere di vino deve essere al centro di un servizio più complesso, fatto di ambienti accoglienti, personale sorridente e disponibile e, soprattutto, competenza per offrire al cliente il miglior prodotto in base alle sue aspettative. E qui l&#8217;ascolto è davvero basilare.</p></blockquote>
<p>Beh, torniamo al <strong>Jobi &amp; Joba.</strong> Che vi devo dire? Mi è bastato dire ad Alessandro che non volevo un Bordeaux standard da turista, ma qualcosa di più vicino al gusto artigianale.</p>
<p>Non molte, ma abbastanza, le etichette che ho potuto degustare negli anni, e avevo un&#8217;idea del Bordeaux come vino costruito per piacere: pulizia estrema, eleganza, finezza, persistenza gustativa. Mai niente fuori dai canoni solo perfezione stilistica.</p>
<blockquote><p><strong>Jobi &amp; Joba mi ha riconciliato, consegnandomi un sorso più agile, ricco di frutto e tanta freschezza. Un vino godurioso, che si lascia bere, rinfrescandomi la giornata con profumi delicati di lampone, frutti di bosco e sfumature floreali.</strong></p></blockquote>
<p>Alterno salame e formaggio con i sorsi del vino, il palato mi resta pulito e cerco, provo a capire dove sono i tannini. Ci sono e non si sentono, avvolti dal frutto e da una piacevolezza. E la mano artigianale si sente ovunque: quei profumi, quelle tonalità di gusto vibranti, mai scontate e mai ripetitive, sono il risultato di una lavorazione fatta con il cuore e non solo con la tecnica.</p>
<p>Insomma, un vino fuori dagli stereotipi del Bordeaux che conoscevo. Il Jobi &amp; Joba è euello che definisco un <strong>&#8220;Vino Vero&#8221;</strong>, artigianale, che nasce da un uvaggio con prevalenza di Cabernet Franc e una minima percentuale di Merlot, terroir argillo-calcareo, in agricoltura biodinamica, affinato in cemento. Fermentazione spontanea, con brevi macerazioni e una buona parte delle uve a grappolo intero. Il terroir è quello della riva destra della Gironda, a est di Libourne, nell&#8217;area di Saint-Émilion.</p>
<blockquote><p><strong>Un particolare curioso: Jobi e Joba sono i nomi dei due buoi che vivono nella proprietà. Quindi il nome del vino non è casuale: nasce proprio dalla vita della tenuta.</strong></p></blockquote>
<p>Aspettativa rispettata.</p>
<p>Se vi trovate in zona, andateci:<br />
<a href="https://www.chezlepepere.com/">https://www.chezlepepere.com/</a></p>
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			</item>
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		<title>Quando il pub diventa una risorsa per conoscere altri vini&#8230;</title>
		<link>https://andreadepalma.it/pub-uk-rodano-micro-cosme-pinoto-noir-grenache-saint-cosme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 18:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Grenache]]></category>
		<category><![CDATA[Micro Cosme]]></category>
		<category><![CDATA[Pinoto Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Pub]]></category>
		<category><![CDATA[Rodano]]></category>
		<category><![CDATA[Saint Cosme]]></category>
		<category><![CDATA[Uk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conclusione: nei profumi il frutto era intenso, mi riportava a qualche Primitivo molto maturo, quasi da vendemmia tardiva: ciliegia matura, frutti di bosco in confettura e spezie sparse qua e là. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-9762" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg" alt="" width="886" height="499" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-600x338.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 886px) 100vw, 886px" /></p>
<p>Continua a stupirmi l’attenzione alla scelta dei vini da parte di molti pub seri a Chester. Dopo il corso di inglese, a pranzo, decido che forse è il caso di un buon bicchiere di vino e di rifocillarmi adeguatamente.</p>
<p>Per non sbagliare torno al solito pub il Paysan a Chester <em>(61 Bridge Street Row East, Chester, CH1 1NW)</em>, dove sono certo di mangiare un pollo decente, ma questa volta opto anche per un buon bicchiere di rosso.</p>
<p>Vado a ravanare fra le bottiglie nel ghiaccio. Sì, avete capito bene: ghiaccio. E vedo questo rosso con scritto Grenache – Pinot Noir. Bene, voglio provarlo. E spero non dia acqua edulcorata come gli ultimi due.</p>
<p><strong>Danoncrederci&#8230;</strong></p>
<p>Anche se freddo, dal bicchiere il frutto maturo era già carico di carattere e intenso. A tratti provo un sorso, ma era troppo freddo per una vera valutazione. Però già dimostrava tratti interessanti di un vino che vuole raccontarti qualcosa.</p>

<p>Incredulo, lo tengo fra le mani per farlo riscaldare, ma nel frattempo arriva il pollo e inizio a mangiare. Ma lui, sempre freddo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-9767" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pollo-Chester-1-272x300.jpg" alt="" width="845" height="932" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pollo-Chester-1-272x300.jpg 272w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pollo-Chester-1-600x662.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pollo-Chester-1.jpg 634w" sizes="auto, (max-width: 845px) 100vw, 845px" /></p>
<p>Conclusione: nei profumi il frutto era intenso, mi riportava a qualche Primitivo molto maturo, quasi da vendemmia tardiva: ciliegia matura, frutti di bosco in confettura e spezie sparse qua e là. E nel berlo il Pinot Nero lo rinfrescava e gli dava un’agilità che non avrebbe avuto da solo. Tannini asfaltati (ma ci sta nella logica del vino) dal frutto concentrato e una bella persistenza. <strong>Balsami e consistenza spazzolavano il povero pennuto con le patatine</strong>. L’IA mi dà una mano a capire di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>Sorpresona.</strong></p>
<p>La cantina è di un piccolo produttore in agricoltura biodinamica. La famiglia è proprietaria delle vigne da quattordici generazioni nel territorio della Valle del Rodano.</p>
<p>Il vino dovrebbe essere un prodotto agile e facile da bere, messo sul mercato come Vin de France, ma sicuramente gli sarà scappata la mano e ha prodotto un rosso di tutto rispetto.</p>
<p>Azzeccatissimo l’assemblaggio con Grenache e Pinot Nero, ma la cosa che mi chiarisce il perché di un frutto così penetrante e di un sorso consistente è l’uso del metodo Solera.</p>
<p>Questo significa che l’annata non ha più gran senso, ma comunque rispetto la scelta produttiva affinché venga mantenuta la qualità aziendale anche con un prodotto a costo contenuto.</p>
<p>E così hai un vino buono da bere, dal palato accessibile, leggibile e piacevole a tutti.</p>
<p><strong>Ci siamo capiti&#8230;</strong></p>
<p>Significa che ogni annata giovane viene arricchita e mescolata con riserve di vecchie annate maturate il barrique e quindi si ottiene un vino di buon spessore e di beva interessante. Poi la maturazione è in vasche di cemento e quindi il vino ne guadagna in qualità gustativa, delineando al meglio il gusto. Non è riuscito ad arrivare a temperatura. L’ho bevuto prima, quindi accontentatevi di quello che ho scritto.</p>
<blockquote><p><strong>Personalmente mi fido più del gusto che dei profum</strong>i.</p></blockquote>
<p><em>Note a margine per i fenomeni da bicchiere&#8230;</em></p>
<p><em>Micro-Cosme Grenache – Pinot Noir 2024</em><br />
<em>Un vino da 14 pound.</em></p>
<p><em>50% Pinot Noir – 50% Grenache. Fermentazione e affinamento in vasche di cemento. Classificazione Vin de France. Prodotto attraverso un sistema Solera iniziato nel 1999, con vecchi vini di Grenache e Pinot Noire che vengono progressivamente assemblati con vini più giovani.</em></p>

<p><em>Produttore: Château de Saint Cosme</em><br />
<em>Zona: Gigondas, Valle del Rodano meridionale</em><br />
<em>Vitigni: Grenache e Pinot Noir</em><br />
<em>Tipologia: Vin de France</em></p>
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		<title>Riassunto di viaggio: Fish and chips, un piatto povero diventato una British Vibe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 20:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Chester]]></category>
		<category><![CDATA[Fish and Chips]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Uk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concludo con il Fish and chips del pub The Old Hackers Arms a Chester, dove ho trovato qualità in ogni dettaglio. A partire dallo stocco, buono nella qualità e nello spessore. Le patate erano notevoli: croccanti all’esterno e fondenti dentro. I piselli erano un po’ troppo cotti, ma ci sta: forse una scelta aziendale. Buona la tartara, dove almeno capperi e cetrioli erano presenti in buona quantità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo mi incuriosiva questa ricetta tipica inglese, o per meglio dire, questo accoppiamento di ingredienti che nei decenni è diventato un piatto assimilato dalla cultura britannica, una preparazione easy, alla pari della breakfast all’inglese e di tante loro abitudini di cui parlerò in seguito.</p>
<p>Ma parto dal Fish and chips perché, dal mio punto di vista di cultore della cucina, non capivo come fosse possibile che un piatto del genere, che in realtà appartiene un po’ a tante culture, potesse diventare un simbolo della cultura anglosassone.</p>
<blockquote><p>In realtà il Fish and chips, come combinazione precisa di pesce fritto e patate fritte, nasce e si sviluppa proprio in Inghilterra nell’Ottocento, anche se alcuni elementi della ricetta hanno origini comuni ad altre culture europee. Di aiuto mi è stato vivere per un mese in Inghilterra e ascoltare l’illuminante racconto di un giornalista, Luca Cesari. Complice di questa grande diffusione e popolarità sono state una serie di concause: il costo basso delle patate e la disponibilità di pesci economici che venivano consumati soprattutto dalle classi popolari.</p></blockquote>
<p>Più che parlare di pesce invenduto, è più corretto pensare a pesci comuni e poco costosi, come il merluzzo e altri pesci bianchi, facilmente reperibili nelle zone portuali.</p>
<p>Complice di tutto, la necessità di mangiare spendendo poco ha messo assieme questi due elementi, che sono entrati in modo radicale nella quotidianità delle famiglie e, supportati dalla nascita di tanti punti vendita che lo proponevano per strada come street food e per asporto, hanno trasformato un piatto semplice in una vera abitudine nazionale.</p>
<p>La sua diffusione era già forte prima del dopoguerra, ma le difficoltà economiche e sociali di alcuni periodi ne hanno sicuramente rafforzato il ruolo come cibo popolare. In conclusione, un piatto della povertà, a basso costo ma ricco di calorie, è diventato di uso comune in ogni città.</p>
<blockquote><p><strong>Tutta questa menata (o meglio: questa lunga parentesi storica che chiarisce la mia curiosità) mi dà però la possibilità di parlare di tre versioni che ho assaggiato.</strong></p></blockquote>
<p>Sì, perché poi, come capita in ogni &#8220;campanile anche qui in Italia&#8221;, la propria versione è sempre la migliore. La prima versione, quella del mio padrone di casa Paul, è la prima che ho assaggiato. Come tradizione vuole, il Fish and chips può cambiare il tipo di pesce perché non esiste una regola fissa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9750 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2-300x300.jpg" alt="" width="751" height="751" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-2.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 751px) 100vw, 751px" /></p>
<p>La tradizione britannica prevede principalmente pesci bianchi come il merluzzo, ma nel tempo ogni famiglia ha sviluppato le proprie varianti. Paul ha scelto il salmone (probabilmente era già in frigo), ben cotto al forno e non fritto, dimostrando proprio la logica della ricetta: utilizzare il pesce disponibile e creare una propria interpretazione del piatto.</p>
<blockquote><p>Gli ingredienti di base erano comunque quelli classici: pesce e ortaggi e le patate, che nelle tre versioni assaggiate avevano una caratteristica comune: la dimensione. Devono essere tagliate belle alte, croccanti all&#8217;esterno e fondenti all&#8217;interno. La panatura del pesce deve essere ben dorata e croccante, capace di staccarsi facilmente dal pesce lasciandolo fragrante e morbido. Per le salse di accompagnamento, la tartara o la semplice maionese sono quasi d’obbligo.</p></blockquote>
<p>Come ho potuto notare, gli inglesi amano poi accompagnare i piatti con salse di ogni tipo e provenienza: sarebbe lungo elencarle tutte e, soprattutto, non parlerò ancora della cucina inglese perché non ho sufficienti elementi per definirmi un esperto. Come vedete in foto, il piatto preparato da Paul è stato una piacevole sorpresa. Ho apprezzato molto i piselli croccanti e le patate fondenti, anche se mancavano della giusta croccantezza. Interessante e personale l’aggiunta delle erbe aromatiche del suo giardino, insieme ai capperi e a qualche pomodoro. Ammetto che è stato un bel piatto da vedere e da assaggiare. Un ottimo esempio nel suo genere: home made.</p>
<p>Da dimenticare invece il Fish and chips da asporto comprato in un negozio nelle vicinanze. Come vedete, patate mosce, filetto di pesce difficile da definire e pastella molliccia, anche se fritto al momento. Sicuramente la confezione da asporto ha complicato il risultato finale, ma probabilmente anche la qualità iniziale degli ingredienti non aiutava. <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9751 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-300x300.jpg" alt="" width="722" height="722" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 722px) 100vw, 722px" /></p>
<p>Concludo con il Fish and chips del pub The Old Hackers Arms a Chester, dove ho trovato qualità in ogni dettaglio. A partire dallo stocco, buono nella qualità e nello spessore. Le patate erano notevoli: croccanti all’esterno e fondenti dentro. I piselli erano un po’ troppo cotti, ma ci sta: forse una scelta aziendale. Buona la tartara, dove almeno capperi e cetrioli erano presenti in buona quantità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9752 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-1-188x300.jpg" alt="" width="678" height="1082" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-1-188x300.jpg 188w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Fish-and-Chips-1.jpg 313w" sizes="auto, (max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Non male come risultato per un pub con tanti posti a sedere e una cucina sicuramente frutto di uno studio a tavolino del menù e degli standard. Dalle foto si evince uno stile classico, con grandi banchi per la mescita delle birre, un’ottima selezione di whisky e cocktail.</p>
<p>In futuro parleremo anche di questi format di ristorazione inglese, spesso semplici ma molto efficienti e studiati nei dettagli.</p>
<p>In conclusione.</p>
<p><strong><em>Il Fish and chips racconta una storia molto britannica: nasce dalla semplicità e dalla necessità, utilizzando ingredienti economici e facilmente reperibili, ma con il tempo diventa un simbolo culturale. La mia curiosità nasce proprio da questa trasformazione: come può un piatto considerato povero diventare identità nazionale? Probabilmente la risposta sta nella capacità della cucina popolare di trasformare la semplicità in tradizione. Durante il mio soggiorno in Inghilterra ho avuto modo di assaggiarne tre versioni molto diverse: quella casalinga di Paul, autentica e personale; quella da asporto, deludente; e quella del pub, più vicina agli standard professionali.</em></strong></p>
<p>Tre esperienze diverse che dimostrano una cosa: anche dietro un semplice piatto di pesce e patate si può trovare una storia, una cultura e una vera British Vibe.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ben fatto questo Carménère cileno&#8230; o Merlot e, perché no, un Negroamaro. Ma anche altro.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 21:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vini senza anima, fotocopia di ogni annata, privi di personalità e con un finale piuttosto corto. Il frutto, però, rimane ostinatamente in ogni pertugio del palato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="402" data-end="496"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9737 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/07/Chester-4-300x225.jpg" alt="" width="641" height="481" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/07/Chester-4-300x225.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/07/Chester-4-600x450.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/07/Chester-4.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px" /></p>
<p data-start="402" data-end="496">Il colore è di un porpora impenetrabile. Sarà perché è giovane? Andiamo a scoprirne i profumi.</p>
<p data-start="498" data-end="834">I tratti sono immediatamente riconoscibili, come in mille altri vini dello stesso stile: fruttuosità immediata e pulizia quasi immacolata. Il frutto rosso maturo è quasi affettabile per precisione e intensità; richiama la ciliegia nera e la confettura di more. Timidi, ma percepibili, qualche accenno di spezia e di cioccolato fondente.</p>
<p data-start="836" data-end="953">L&#8217;esame olfattivo mi preannuncia una degustazione al palato molto <strong data-start="902" data-end="910">easy</strong>. E infatti la previsione viene confermata.</p>
<p data-start="955" data-end="1136">La beva è agile, fruttata, i tannini sono <strong data-start="987" data-end="997">smooth</strong>, quasi vellutati. Nessuna asperità, ma nemmeno il minimo accenno di personalità. È un vino perfettamente bilanciato in ogni sua sfumatura.</p>
<p data-start="1138" data-end="1203">Insomma, un vino costruito per piacere a un pubblico molto ampio.</p>
<p data-start="1205" data-end="1433">Per carità, ci sta. Ma questo non fa che confermare una mia convinzione: se continuiamo a produrre vini tutti uguali, saremo sempre perdenti. Loro hanno ettari, sole, tecnologia e prezzi competitivi&#8230; tirate voi le conclusioni.</p>
<p data-start="1435" data-end="1555">L&#8217;unico legame riconoscibile con il vitigno è un leggero richiamo resinoso accompagnato da una tenue sfumatura vegetale.</p>
<p data-start="1557" data-end="1568">E concludo.</p>
<blockquote>
<p data-start="1570" data-end="1734"><strong>Vini senza anima, fotocopia di ogni annata, privi di personalità e con un finale piuttosto corto. Il frutto, però, rimane ostinatamente in ogni pertugio del palato.</strong></p>
</blockquote>
<p data-start="1736" data-end="1836">Il territorio? Se mi avessero bendato avrei potuto indicare un Paese qualsiasi.</p>
<p>Dettaglio non da poco: è stato il primo vino che mi hanno proposto in un pub di Chester, in Inghilterra. Eppure, nella ricca carta dei vini, le etichette italiane non mancavano.</p>
<p>L&#8217;etichetta degusta è quella sotto</p>

<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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