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	<title>Abruzzo Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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	<description>Il blog di Andrea De Palma</description>
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	<title>Abruzzo Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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	<item>
		<title>Il Trebbiano di Valentini 2018 &#8211; &#8220;Un&#8217;annata tranquilla&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 18:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano]]></category>
		<category><![CDATA[Valentini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un&#8217;annata tranquilla&#8221;, così definita da chi ne custodisce il sapere per produrlo. Tranquillo lo è...</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/trebbiano-valentini-abruzzo/">Il Trebbiano di Valentini 2018 &#8211; &#8220;Un&#8217;annata tranquilla&#8221;.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>&#8220;Un&#8217;annata tranquilla&#8221;, </strong></p></blockquote>
<p>così definita da chi ne custodisce il sapere per produrlo.</p>
<p>Tranquillo lo è appena aperto, tranquillo lo è nei profumi di agrumi inaspettati per un 2018;</p>
<p>tranquillo lo è nelle sue sfumature di erbe mediterranee e nell&#8217;integrità del frutto.</p>
<p>Tranquillo non lo è più quando lo sorseggi; qui sfodera la sua lama acida e affonda ogni colpo senza esitazione.</p>
<p>Tranquillo non lo è più quando ti inebria e ti rinfresca con la sua nota sapida e succulenza infinita e un finale che non trova fine. Un vino di carattere, a volte divisivo, a tratti provocatore, che ti impone mille domande.</p>
<p>Ma lui non vuol essere capito.</p>
<p>A tight, focused and vibrant wine, with complex aromas and a fragrant palate, showing notes of citrus, delicate minerals and spices. The aftertaste is remarkably long and lingering.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Quando è il vino a condurre la serata: Vigneto di Capestrano 2018 di Leonardo Pizzolo a Valle Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 09:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Capestrano]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano]]></category>
		<category><![CDATA[Valle Reale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ora, potrei scrivere fiumi di parole per descrivere l’eleganza e la personalità di questo bicchiere, ma basta guardare il contesto per comprendere il valore aggiunto che ha dato alla serata con amici speciali</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/abruzzo-trebbiano-valle-reale-capestrano/">Quando è il vino a condurre la serata: Vigneto di Capestrano 2018 di Leonardo Pizzolo a Valle Reale</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente si inizia a parlare del fatto che non dobbiamo chiederci troppo quando apriamo una bottiglia di vino. Per certi vini non bisogna chiedersi molto: si aprono, si bevono e si gode.</p>
<p>Ma poi c’è il gusto personale di ognuno di noi, vivaddio, diverso per esperienza gustativa e passione.</p>
<p>La gente sta bevendo meno perché ha paura di confrontarsi e di annoiarsi con i “fenomeni dal bicchiere parlante”.</p>
<p>I corsi da Sommelier erano nati per formare i futuri addetti alla vendita del vino, ma oggi mi sembra più di avere a che fare con guru che dispensano omelie. Al massimo, aldilà degli abbinamenti, possiamo parlare di occasioni per aprire una bottiglia.</p>
<p>Come nel caso di questa etichetta, che bevuta da sola sarebbe sprecata, ma condivisa acquista un sapore tutto diverso.</p>
<blockquote><p>Ora, potrei scrivere fiumi di parole per descrivere l’eleganza e la personalità di questo bicchiere, ma basta guardare il contesto per comprendere il valore aggiunto che ha dato alla serata con amici speciali.</p></blockquote>
<p>Mi sono limitato solo a raccontare da dove arrivava e la filosofia del produttore. Il resto l’ha raccontato il vino, sorso dopo sorso.</p>

<p>Il Trebbiano 2018 Vigna del Convento di Capestrano nasce dalla passione di Leonardo Pizzolo per i vini eleganti, in una vigna che affonda le sue radici nel terreno calcareo e, ci consegna un sorso dinamico, setoso e cremoso, ma allo stesso tempo vibrante fra acidità e frutto da incorniciare.</p>
<p>I profumi accennati di erbe mediterranee si sommano alla nota minerale tipica di quel territorio in Abruzzo.</p>
<p>Ma nel berlo mi ricordava le parole di Leonardo, che parlava di suo nonno e degli insegnamenti che gli ha lasciato.</p>
<p>Un giorno apprezzavo il suo outfit elegante e non banale, “d’altri tempi”, e mi confidò che erano abiti di suo nonno che lui stesso aveva adattato, da cui trasudava un’eleganza senza tempo. E i suoi vini sono tutti cuciti su misura per occasioni speciali.</p>
<p>Ne ho già scritto di questo vino, oggi più perfetto che mai&#8230; cercatelo nel blog:</p>
<p>https://www.vallereale.it/</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>“Giocheremo con i Fiori” 2025 di Torre dei Beati: sintesi perfetta del Pecorino elegante.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Giocheremo con i Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>
		<category><![CDATA[Torre dei Beati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le erbe mediterranee, come salvia e fiori di origano, sono l’esordio al naso, con intense sfumature agrumate, tutto in una cornice di assoluta eleganza e pulizia di frutto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/giocheremo-con-i-fiori-torre-dei-beati-pecorino-abruzzo/">“Giocheremo con i Fiori” 2025 di Torre dei Beati: sintesi perfetta del Pecorino elegante.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi vuole approfondire e conoscere uno dei vitigni, il Pecorino, più identitari del Centro Italia, deve assolutamente provare questa versione.</p>
<p>Due grandi produttori, uno nelle Marche e un grande Luigi Cataldi Madonna in Abruzzo, hanno contribuito alla sua diffusione. Luigi lo cito con tristezza perché ci ha lasciati da poco (vi allego un mio pensiero su di lui).</p>
<p>Ho conosciuto Fausto Albanese quando faceva un grande rosso e un superlativo Cerasuolo. Lo ammetterò fino alla noia: inizialmente non lo capivo, ma perché ero impreparato a comprendere certe artigianalità. Ormai sono passati quasi vent’anni e qualcosa l’abbiamo capita.</p>
<p>Di bianchi non se ne parlava, ma ormai da anni è diventato un bianchista. Ma non glielo dite! Le sue versioni di Trebbiano sono strepitose e questo Pecorino ha raggiunto un’eleganza come non mai.</p>
<p>Il Pecorino ha dato filo da torcere a tutti: basso nelle rese e ostico nella gestione della vigna. Ricordo qualche versione di altri produttori che sembrava candeggina nel colore e ricca di corpo e alcol, tanto da poterla affettare.</p>
<p>Il 2025 di Fausto mette in risalto le migliori e principali caratteristiche del vitigno: la sua complessità aromatica, la notevole acidità e la mineralità che ne fanno un vino verticale, da bere a tutto pasto.</p>
<p>Le erbe mediterranee, come salvia e fiori di origano, sono l’esordio al naso, con intense sfumature agrumate, tutto in una cornice di assoluta eleganza e pulizia di frutto.</p>
<p>Al primo sorso firma già un palato &#8220;sapidone&#8221;, lungo, con mineralità e acidità penetrante, dove le note agrumate continuano ad alternarsi alla piacevole freschezza delle erbe, con un finale quasi salino puntinato di iodio.</p>
<p>La vigna è ormai allenata a dare un gran vino, i terreni sono argillosi-calcarei e Fausto non sbaglia mai un colpo. Andarlo a trovare è un regalo che vi fate, perché ascolterete prima di tutto un vero appassionato, poi un artigiano del vino e poi un imprenditore.</p>

<p>I suoi vini non costano mai tanto, perché per lui il vino deve poter essere acquistato senza ansie.</p>
<p>Nessuna alchimia nella lavorazione: le uve sono fermentate e affinate in acciaio. Il resto lo fa la capacità di gestire bene una vigna che ormai ha già 20 anni.</p>
<p>Vabbè. Si capisce che il vino mi è piaciuto assai&#8230;</p>
<p>Il ricordo di Luigi Cataldi Madonna: https://andreadepalma.it/cataldi-madonna-pie-delle-vigne-ofena-abruzzo-cerasuolo/</p>
<p>Torre dei Beati</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="fjLd9ZrbkE"><p><a href="https://www.torredeibeati.it/">torre dei beati</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“torre dei beati” — Torre dei Beati" src="https://www.torredeibeati.it/embed/#?secret=wBKLfhMduo#?secret=fjLd9ZrbkE" data-secret="fjLd9ZrbkE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Trova le differenze: quando il colore non racconta il territorio</title>
		<link>https://andreadepalma.it/rosato-puglia-abruzzo-pub/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 17:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Pub]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Rosato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che vedete in foto è solo una parte dello scaffale. Adesso moltiplicate per dieci e immaginate quanto vino c'era in quel supermercato. E l'Italia aveva solo alcuni ripiani con scritto “Italia”. Dentro c'era di tutto, dal Nord al Sud. Lascio a voi capire la mia tristezza. La Francia, invece, era divisa per territori produttivi, ben distinti fra loro, con prezzi interessanti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perdonatemi se torno a Chester, ma questa foto ero indeciso se farvela vedere. Poi mi sono detto: “Se potrà servire a stimolare un dialogo e un confronto, ben venga”.</p>
<p>Finalmente anche fra gli addetti ai lavori si inizia a parlare di colore come elemento distintivo del territorio e di riconoscibilità (sono vari i confronti che sto avendo con amici enologi e produttori).</p>
<p>Per quelli come voi che siete fruitori passivi di vino, vedo già le vostre facce davanti a uno scaffale del genere. E la domanda è sempre la solita: “Quale scelgo? Andrà bene sulla carne di stasera e sul pesce di domani? Se la porto alla cena di stasera farò una bella figura?”. E mille altre perplessità vi assedieranno.</p>
<p>E quindi, per non sbagliare, si prende quella bottiglia di cui avete sentito parlare -marketing-, di quel marchio di cui vi fidate da sempre: “forza del brand”.</p>
<p>Mettete la mano su quell’etichetta che avete bevuto in un ristorante la settimana scorsa, ma che non vi aveva convinto molto. Però, per non sbagliare&#8230;</p>
<p>O, nella migliore delle ipotesi, andate a sentimento, seguite il cuore. Oltre a poter scegliere anche se è scritto Salento. Ormai il Salento è fashion, quindi non sbagliamo. Ma chissà cosa significherà IGT, DOC, boh&#8230; C&#8217;è una bella foto di Castel del Monte sull&#8217;etichetta: “Vabbè, prendo questa”. Mi piace l&#8217;etichetta. Vedo che c&#8217;è scritto anche Nero di Troia. Sarà il vitigno? Ma l&#8217;ho visto anche in TV.</p>
<p>Bene, questo è quello che succede a una persona qualsiasi, poco esperta, quando va al supermercato a scegliere una bottiglia di vino. Riuscirà a comprendere in pochi secondi quello che vuole?</p>
<p>No.</p>
<p>Perché sceglie in pochi secondi e, in quei pochi secondi, l&#8217;etichetta deve comunicare se quel vino è giusto o meno per gli spaghetti con le cozze o per la zuppa di scorfano.</p>
<p>E allora ci resta un unico elemento che può dare un messaggio immediato e certo: <strong>il colore</strong>. Tutti sanno che il rosato si abbina ovunque. Ma se è di colore bianco carta andrà bene solo per l&#8217;aperitivo?</p>
<p>In Puglia e in Abruzzo siamo fortunati. Ancora di più gli abruzzesi, perché finalmente il nome “Cerasuolo” sta iniziando a definire una tipologia precisa: colore cerasa, ricco di profumi di ciliegia e una beva agrumata e piacevole ricca di frutto.</p>
<p>In Puglia abbiamo più versioni e quindi il lavoro di comunicazione si complica. Il Bombino Nero di Castel del Monte ha un colore rosa corallo. Il rosato salentino dovrebbe virare più verso il rosa carico. Il rosato da Primitivo dovrebbe avvicinarsi alla tonalità della ciliegia matura. In conclusione possiamo diversificarci e renderci visibili, basta comunicare il colore&#8230;  Se vogliamo, non abbiamo un rosato dal colore uguale. Ma perché complicarci la vita?</p>
<p>Ecco, immaginate il nostro rosato nello scaffale di un grande supermercato in UK, dove il cliente sa a malapena che il vino si fa dall&#8217;uva. Secondo voi cosa sceglierà? Girerà la bottiglia per vedere da dove viene? Si leggerà tutte le poesie sull&#8217;etichetta?</p>
<blockquote><p>Andrà sul sicuro: Francia e Paesi che hanno un marketing più agguerrito.</p></blockquote>
<p>Loro comprano il Paese, la nazione. Per spiegare a molti dove fossero la Puglia e l&#8217;Abruzzo dovevo dire: “Molto sotto Roma e a destra di Napoli”. Loro si fermavano lì.</p>
<p>Però noi abbiamo deciso di scolorire il nostro rosato perché i francesi lo fanno così e i clienti vogliono quello. Ma nessuno ve lo vieta di farlo, perché il mercato è sovrano.</p>
<p>Se però vogliamo iniziare a farci riconoscere, dobbiamo iniziare a mettere in bottiglia i colori e i sapori delle nostre vigne.</p>
<div id="attachment_9861" style="width: 897px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9861" class="wp-image-9861" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-300x225.jpg" alt="" width="887" height="665" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-300x225.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino-600x450.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Pub-Chester-vino.jpg 700w" sizes="(max-width: 887px) 100vw, 887px" /><p id="caption-attachment-9861" class="wp-caption-text">Pub Chester</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste discussioni sono anche un confronto con amici enologi e produttori. Qualcosa, però, si sta muovendo. In Abruzzo ormai il Cerasuolo non si tocca. Mentre poi ti fai il rosatello anemico e te lo vendi comunque.</p>
<blockquote><p>La soluzione? Unirsi e fare fronte unico.</p></blockquote>
<p>Quello che vedete in foto è solo una parte dello scaffale. Adesso moltiplicate per dieci e immaginate quanto vino c&#8217;era in quel supermercato. E l&#8217;Italia aveva solo alcuni ripiani con scritto “Italia”. Dentro c&#8217;era di tutto, dal Nord al Sud. Lascio a voi capire la mia tristezza. La Francia, invece, era divisa per territori produttivi, ben distinti fra loro, con prezzi interessanti.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-9859 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-300x169.jpg" alt="" width="831" height="468" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-300x169.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino-600x338.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Lavagne-Chester-vino.jpg 700w" sizes="(max-width: 831px) 100vw, 831px" /></p>
<blockquote><p>E poi un messaggio a tanti produttori. Nei pub che ho visitato, gestiti da giovani inglesi, ho visto molto vino venduto egregiamente al calice, con tre differenti prezzi. C&#8217;erano le etichette da lavandino, ma anche la chicca interessante. Ed erano in tanti a bere vino. E io ci sono andato quasi ogni sera per un mese.</p></blockquote>
<div id="attachment_9762" style="width: 908px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9762" class="wp-image-9762" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg" alt="" width="898" height="506" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-300x169.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub-600x338.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/08/Vini-Pub.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 898px) 100vw, 898px" /><p id="caption-attachment-9762" class="wp-caption-text">Carta dei vini</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guardare e meditare&#8230; quelli sulla lavagna sono vini, è una carta dei vini scritta a mano..</p>
<p>Ieri parlavo con un amico produttore e si lamentava dei ricarichi del ristorante, dell&#8217;incapacità di molti ristoratori di vendere al calice, fra prezzi e gestione in genere.</p>
<p>Ma qui mi taccio, perché preferisco scriverne in un altro pezzo.</p>
<p>In conclusione, siamo entrambi arrivati -ma, a dire il vero, io ci ho provato- a una conclusione: molta ristorazione ha bisogno di formazione.</p>
<p>Basta così. Alla prossima. Guardatevi le foto e ditemi: <strong>quale rosato scegliereste?</strong></p>
<p>Ah, proposito&#8230;</p>
<p><strong>Non c&#8217;erano rosati italiani.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/rosato-puglia-abruzzo-pub/">Trova le differenze: quando il colore non racconta il territorio</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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			</item>
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		<title>… un Pecorino a Chester. A good pairing with the Homity Pasty …</title>
		<link>https://andreadepalma.it/pecorino-abruzzo-homity-pasty-chester/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 18:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Chester]]></category>
		<category><![CDATA[Homity Pasty]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma stasera avevo comprato un Homity Pasty e il Pecorino ci stava alla grande. L'Homity Pasty, come si vede nella foto, è un fagottino di pasta salata... A quanto pare è un piatto della tradizione inglese che nasce inizialmente come una classica torta salata aperta, per poi arrivare alla versione a fagottino, più adatta al consumo da street food.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/pecorino-abruzzo-homity-pasty-chester/">… un Pecorino a Chester. A good pairing with the Homity Pasty …</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non ci volevo credere&#8230; arrivo in questo immenso supermercato nella periferia di Chester, a pochi passi dal fiume Dee e da quella casa dove ho passato un mese della mia vita. Non esito e lo prendo pur di mettere a tavola un vino di una terra a me cara.”</p>
<p>Questa famiglia inglese beve a tavola solo acqua liscia o bevande zuccherate e fruttate di ogni genere: insomma, un castigo per me. Il Pecorino era il mio riscatto: <strong>&#8220;Finalmente stasera si beve!&#8221;</strong></p>
<p>Enorme e lungo il corridoio dedicato ai vini: tutto il mondo era ben distribuito per nazioni. La Francia faceva la voce grossa per tipologie e differenziazione delle zone.</p>
<p>Per noi c&#8217;era solo scritto ‘Italia’ e poi un miscuglio di vini, fra cui l&#8217;unico e solo Pecorino abruzzese e un Primitivo pugliese.</p>

<p>Ma stasera avevo comprato un Homity Pasty e il Pecorino ci stava alla grande. L&#8217;Homity Pasty, come si vede nella foto, è un fagottino di pasta salata&#8230; A quanto pare è un piatto della tradizione inglese che nasce inizialmente come una classica torta salata aperta, per poi arrivare alla versione a fagottino, più adatta al consumo da street food.</p>
<p>Insomma, devo dire che, assieme al tonno, cipolle, pomodori e cetriolo, ho potuto bere mezza bottiglia del mio Pecorino. Poteva anche essere il peggiore vino del mondo, ma per me è stato rigenerante trovarlo e berlo.</p>
<blockquote><p><strong>Ma devo dire che, sarà stata l&#8217;astinenza, l&#8217;ho trovato abbastanza aderente al vitigno. Profumi di fiori bianchi, erbe aromatiche e note agrumate, esaltate dalle tecniche di produzione di questo vino: non sto a dilungarmi sul perché e sul per come. L&#8217;acidità prendeva il sopravvento, lasciando il palato rinfrescato e ricco di frutto. Giocato su un bilanciamento corretto fra acidità e frutto, con una persistenza adeguata al prodotto, dal prezzo irrisorio per essere in UK.</strong></p></blockquote>
<p>In conclusione, i miei ospiti hanno gradito e ho dovuto anche raccontarlo in inglese sgangherato (infatti ero li per studiare) , perché per loro era davvero inusuale che una pecora desse il nome al vino&#8230;</p>
<p>Il vino è prodotto da una delle più grandi cooperative abruzzesi, Citra Vini, a Ortona. E fare vini di buona qualità con quei numeri bisogna essere proprio bravi.</p>
<p><strong>Una precisazione, per i fenomeni dal bicchiere roteante&#8230;</strong></p>
<p>Aggiungo solo che possiamo stare a discutere sulla qualità di quel vino, sull&#8217;aderenza al vitigno e al territorio, un campo nel quale credo di essere abbastanza preparato.</p>
<p>Ma vi assicuro che essere lontano da casa migliaia di chilometri e trovare qualcosa che senti tuo è tanta roba: ti rigenera. E comunque, il vino si beveva bene.</p>
<ul>
<li><em><strong>In un altro pezzo voglio parlarvi degli scaffali del rosato&#8230; ora mi taccio&#8230;!</strong></em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/pecorino-abruzzo-homity-pasty-chester/">… un Pecorino a Chester. A good pairing with the Homity Pasty …</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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		<title>&#8230; Ciao Luigi&#8230;</title>
		<link>https://andreadepalma.it/cataldi-madonna-pie-delle-vigne-ofena-abruzzo-cerasuolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 16:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cataldi Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[Cerasuolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ofena]]></category>
		<category><![CDATA[Piè delle Vigne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti, come me, hanno incontrato un uomo che ha dedicato la vita alla valorizzazione della sua terra, senza mai dimenticare di essere prima un padre, poi un imprenditore e solo dopo un professore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ciao Luigi</strong></p>
<p data-start="240" data-end="380">Dire <em data-start="245" data-end="264">Luigi non c’è più</em> è facile a parole.<br data-start="283" data-end="286" />Ma pensarlo davvero è quasi impossibile.<br data-start="326" data-end="329" />Perché molto di Luigi vive ancora in ognuno di noi.</p>
<p data-start="382" data-end="596">Nei consigli, nelle risate, nei cazziatoni, negli scontri, in quelle occhiate di rimprovero che dicevano più di mille parole.<br data-start="507" data-end="510" />Ma soprattutto nelle strette di mano sincere, negli abbracci veri, senza secondi fini.</p>
<blockquote>
<p data-start="598" data-end="725"><strong>Luigi o lo amavi o lo odiavi.</strong><br data-start="627" data-end="630" /><strong>E chi lo ha davvero amato, attraverso il suo vino, e compreso come uomo, ne è uscito più ricco</strong>.</p>
</blockquote>
<p data-start="727" data-end="906">Ci siamo arricchiti, sì. Lo ripeto.<br data-start="762" data-end="765" />Io per primo, che andavo da lui per “studiare”, per nutrirmi del suo sapere e della sua passione quando parlava di vino, di vino in generale.</p>
<p data-start="908" data-end="990">Forse era la sua voce, profonda e roca, ma io sarei rimasto ad ascoltarlo per ore.</p>
<p data-start="992" data-end="1188">Molti, come me, hanno incontrato un uomo che ha dedicato la vita alla valorizzazione della sua terra, senza mai dimenticare di essere prima un padre, poi un imprenditore e solo dopo un professore.</p>
<p data-start="1190" data-end="1391">Dei suoi vini sono piene pagine e pagine di blog, articoli e racconti.<br data-start="1260" data-end="1263" />Io invece voglio ricordare l’amico che mi chiamò per andare a trovarlo, e che non riuscii a raggiungere a causa di un incidente.</p>
<p data-start="1393" data-end="1519">Lo chiamai comunque, per onorare quell’invito.<br data-start="1439" data-end="1442" />E da buon imprenditore mi chiese di rimandare l’incontro a dopo la vendemmia.</p>
<p data-start="1521" data-end="1563">Sì, ci sono andato.<br data-start="1540" data-end="1543" />Ma era troppo tardi.</p>
<p data-start="1565" data-end="1737">Luigi era già partito, a raccontare la sua passione per il vino altrove, e da lì non è più tornato.<br data-start="1664" data-end="1667" />Eppure noi, che lo abbiamo amato e stimato, lo sentiamo ancora vicino.</p>
<p data-start="1739" data-end="1822">Io, oggi, me lo sto godendo attraverso il suo <em data-start="1785" data-end="1802">Piè delle Vigne</em> 2018.<br data-start="1808" data-end="1811" />Che vino è?</p>
<p data-start="1824" data-end="1865">È il suo vino.<br data-start="1838" data-end="1841" />Il suo mitico Cerasuolo.</p>
<p data-start="1867" data-end="2115">E non storcete il naso se ha sette anni: è un vino vero, ancora capace di stupire. Ricco di materia, profondo come Luigi, vivace come Luigi, eclettico come Luigi, dinamico come Luigi, persino recalcitrante come Luigi.<br data-start="2084" data-end="2087" />Figlio della terra di Ofena.</p>
<p data-start="2117" data-end="2299">Dategli tempo per capirlo, come serviva tempo con Luigi.<br data-start="2173" data-end="2176" />Saprà regalarvi schiettezza, sincerità, onestà di frutto, passione.<br data-start="2243" data-end="2246" />Come Luigi.<br data-start="2257" data-end="2260" />Figlio di una terra magica, come Luigi.</p>
<p data-start="2301" data-end="2404">Io me ne sono bevuto mezza bottiglia, con Luigi idealmente al mio fianco, a accompagnarmi a ogni sorso.</p>
<p data-start="2406" data-end="2417">Ciao Luigi.</p>

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		<title>Il Trebbiano di Valentini a Loreto Aprutino – Il valore del tempo</title>
		<link>https://andreadepalma.it/trebbiano-abruzzo-valentini-loreto-aprutino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 17:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Loreto Aprutino]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano]]></category>
		<category><![CDATA[Valentini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco, invece, è un artigiano vero. Produce da sempre tre soli vini, figli della sua terra. Non vogliono convincere nessuno: non sono presuntuosi, non hanno muscoli da esibire, non alzano la voce. Ti seducono piano, con la grazia di una dama d’altri tempi e la cortesia di un gentiluomo. Ti conquistano così, senza prepotenze. E sì, sono vini divisivi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di Francesco Valentini significa saltare a piè pari nelle sterili diatribe tra “vino naturale”, “industriale” e compagnia briscola. Lui è Valentini, punto. Terra, vigna, lavoro, rispetto. E basta.</p>
<p>Quando mi chiedono: “Qual è il tuo vino del cuore?”, non esito: “Il Trebbiano di Valentini”. La risposta lascia spesso interdetti, soprattutto quegli illustri enologi che, nei miei vagabondaggi tra cantine e degustazioni, mi hanno sempre detto che dal Trebbiano non nascerà mai un vino elegante.</p>

<p>Francesco, invece, è un artigiano vero. Produce da sempre tre soli vini, figli della sua terra. Non vogliono convincere nessuno: non sono presuntuosi, non hanno muscoli da esibire, non alzano la voce. Ti seducono piano, con la grazia di una dama d’altri tempi e la cortesia di un gentiluomo. Ti conquistano così, senza prepotenze. E sì, sono vini divisivi.</p>
<blockquote><p>Perché, davanti a schiere di bottiglie industriali, tutte allineate sul binario morto del gusto omologato, loro spiazzano. Hanno una sottile eleganza e un fascino che non guarda l’orologio.</p></blockquote>

<p>Ho ancora negli occhi quelle degustazioni dove le bottiglie, raccolte come in preghiera, sembrano apostoli in missione: parlano sottovoce, diffondono verità millesimata tra gli scettici, scandendo il tempo delle annate come un rosario.</p>

<p>“Come fa Francesco Valentini a produrre uno dei migliori vini al mondo?” me lo hanno chiesto mille volte. La risposta, in realtà, è semplice: lui si considera un contadino. Attento e rispettoso della sua terra, ricambiato con generosità. In cantina non filtra, non usa tecnologie futuristiche o alchimie misteriose.</p>
<p>A chi ancora dubita che sia Trebbiano, non rispondo più: guardo e taccio. È una pergola di Trebbiano abruzzese in splendida forma, acclimatata, fiera, quasi spavalda nel mostrarsi come una diva agée, abituata al suo palcoscenico unico: Loreto Aprutino.</p>

<p>Ogni anno, con la pazienza di chi sa aspettare, la vigna “partorisce” un nettare capace di superare il tempo. Valentini non fa altro che raccoglierlo con rispetto, imbottigliarlo solo se supera un esame severo — quello che garantisce longevità ed eleganza. Altrimenti, niente: il vino prende altre strade.</p>
<p>La cantina? È sotto il palazzo di famiglia, tra arcate storiche dove tutto iniziò con suo padre. Non cercate un’insegna o un ingresso: vendita diretta, zero.</p>
<p>E quando berlo, questo Trebbiano? Valentini non ha fretta. Non segue l’ordine delle annate. Un anno uscì la 2008 e la 2009, poi — finalmente — la 2007. Il vino esce quando è pronto, quando ogni elemento trova il suo equilibrio.</p>
<p>Se al momento dell’acquisto avete solo quella bottiglia… apritela e godetevela. Se ne avete più annate, rispettate le più vecchie: hanno storie da raccontare.</p>
<blockquote><p>Al naso, il vino è timido come una signora che si svela lentamente, lasciando crescere il desiderio.</p></blockquote>
<p>In gioventù, ogni bicchiere è un nettare di frutto fine — sì, è solo uva, ricordiamolo — con profumi agrumati e fiori bianchi che, col tempo, virano verso il giallo. Il minerale del terroir si insinua con sfumature gessose, firma riconoscibile di casa Valentini. Poi, lasciandolo respirare, arrivano le erbe mediterranee, fresche e vivaci. Con le stagioni, entrano in scena la spezia bianca, la mineralità costante e, in certi casi, un contrappunto di tabacco biondo.</p>
<p>Il primo sorso inebria, il secondo stupisce, il terzo zittisce. Perché a quel punto non c’è molto altro da dire: solo frutto pieno che accarezza il palato, seguito dall’acidità onnipresente, dapprima discreta, poi — come nella corrida — pronta a colpire con uno stiletto, regalando l’ultima sferzata.</p>
<p>E alla fine, resta un silenzio assordante: tutto si fonde nella mineralità, in un’armonia che sazia e chiude con acuti da soprano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9363 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo-300x300.jpg" alt="" width="601" height="601" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Francesco-Valentini-testo.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 601px) 100vw, 601px" /></p>
<p>Concludo con un dettaglio che amo: le lettere manoscritte di Francesco, su carta intestata, che accompagnano tutte le bottiglie. Come una madre che affida un figlio, raccontano l’annata, le caratteristiche dell’uva, l’analisi, il pedigree. Un vino di rango alto, insomma.</p>
<p>Giuro che potrei continuare, ma mi fermo qui. Ricordate: non è un vino da meditazione. È un vino da bere. E da godere.</p>
<p>Indirizzo: Famiglia Valentini a Loreto Aprutino</p>
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		<title>Stappi d’Amore: Trebbiano Vigneto di Popoli 2022 – Valle Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 16:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[POPOLI]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano]]></category>
		<category><![CDATA[Valle Reale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La flora selvatica entra in scena con discrezione: note aromatiche erbacee, di elicriso onnipresente, si fondono a un registro floreale elegante e modulato, che evolve come un tema in variazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sorsi eucaristici: potrebbe sembrare un eccesso lirico, e forse lo è. Ma questo vino ha davvero il dono del silenzio. Quello contemplativo, assorto, che segue solo dopo una lunga nota tenuta in sospensione.</em></p>
<p><em>All’apertura è <strong>minimalista</strong>, quasi timido. Scevro di effetti speciali, si nasconde tra le pieghe aromatiche come un suono ovattato nei boschi. E non è un caso: il bosco c’è davvero, avvolge la cantina, l</em><em>a protegge come una cornice naturale che attutisce i rumori e amplifica l’essenza </em><em>e al tempo stesso la nutre, donandole biodiversità, microclima e fermentazioni spontanee con pied de cuve – come dire, uno spartito che si scrive da sé.</em></p>
<div id="attachment_9309" style="width: 856px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9309" class="wp-image-9309" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-Vigneto-e-bosco-300x200.jpg" alt="VIGNETO E IL BOSCO" width="846" height="564" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-Vigneto-e-bosco-300x200.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-Vigneto-e-bosco-600x400.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-Vigneto-e-bosco.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 846px) 100vw, 846px" /><p id="caption-attachment-9309" class="wp-caption-text">VIGNETO E IL BOSCO</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La flora selvatica entra in scena con discrezione: <strong>note aromatiche erbacee</strong>, di elicriso onnipresente, si fondono a un registro floreale elegante e modulato, che evolve come un tema in variazione.</em></p>
<p><em>Poi arriva il <strong>registro basso</strong>: il terreno. Apporta <strong>spessore e profondità timbrica</strong>, con una salinità che non aggredisce ma si stratifica, sorso dopo sorso, c</em><strong><em>ome un sottofondo che cresce sorso dopo sorso, fino a prendersi la scena</em></strong><em>.</em></p>
<p><em>All’inizio può sembrare un vino slegato, quasi improvvisato. Ma attenzione: è solo l’introduzione. Il Trebbiano di Popoli è come una composizione a sviluppo lento, uno di quei dischi che capisci riascoltandolo. E quando lo capisci, lo tieni per anni. Letteralmente: è uno dei bianchi più longevi d’Abruzzo.</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9306 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale--300x200.jpg" alt="" width="744" height="496" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale--300x200.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale--600x400.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 744px) 100vw, 744px" /></em></p>
<p><em>Nel bicchiere scende con <strong>suadenza cantabile</strong>, sofisticato ma mai artefatto. La giovinezza gli regala <strong>note alte</strong> di erbe fresche, tocchi minerali, e quella <strong>sfumatura iodica</strong> che vibra in sottofondo.</em></p>
<p><em>Il sorso ha una <strong>dinamica ben orchestrata</strong>: frutto, acidità verticale, e una mineralità che avvolge e rilancia. La <strong>timbrica gustativa</strong> è unica, con una persistenza da finale sinfonico. I sommelier direbbero “PAI lunghissima”. Noi, più prosaicamente, diciamo che “è un vino che non finisce mai”. Un po’ scurrile, forse. Ma efficace.</em></p>
<p><em>Il direttore d’orchestra è Leonardo Pizzolo: <strong>diversamente giovane</strong>, da anni sulla scena senza mai suonare la stessa melodia. Ormai non fa più notizia: è bravo, e basta.</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-9308" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-terroir-300x200.jpg" alt="" width="1041" height="694" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-terroir-300x200.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-terroir-600x400.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Valle-Reale-terroir.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 1041px) 100vw, 1041px" /></em></p>
<p><em>Non starò a raccontarvi il bla bla bla tecnico – fermentazione in acciaio, sosta sui lieviti, eccetera – anche perché nel vino artigianale, ogni annata è una partitura a sé. La 2022 sarà l’ultima con questa orchestrazione. La 2023 arriverà&#8230; quando sarà matura con uno spartito diverso. Qui, il tempo è parte della musica.</em></p>
<p><em>Intanto, se vi capita, fate un salto da Leonardo: un’esperienza d&#8217;altri tempi. E a questo punto, mi fermo. O finirei a scrivere una suite.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2"><strong>VALLE REALE</strong></p>
<p class="p2">CONTRADA S. CALISTO</p>
<p class="p2">POPOLI (PE)</p>
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		<item>
		<title>Pinot Nero e Riesling Renano sulla montagna abruzzese</title>
		<link>https://andreadepalma.it/pinot-nero-riesling-abruzzo-laquila-castelsimoni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 17:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Castelsimoni]]></category>
		<category><![CDATA[l'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Riesling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non storcete il naso: avete capito benissimo. Un Pinot Nero e un Riesling Renano che nascono sulle montagne dell’Aquila, a ottocento metri sul livello del mare. Confesso: non lo conoscevo nemmeno io. Ma l’ho bevuto e — detto in modo poco accademico — a me mi piace assai.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Il Diamante Nero 2022 e la Lupa Bianca 2022</strong></em></p>
<p><em>Sì, avete letto bene.</em></p>
<p>Non storcete il naso: avete capito benissimo. Un <strong>Pinot Nero</strong> e un <strong>Riesling Renano</strong> che nascono sulle montagne dell’Aquila, a <strong>ottocento metri sul livello del mare</strong>. Confesso: non lo conoscevo nemmeno io. Ma l’ho bevuto e — detto in modo poco accademico — <em>a me mi piace assai</em>.</p>
<p>Il protagonista di questa storia è un piccolo produttore di montagna, un artigiano del vino che lavora in modo appassionato e ostinato. Poche bottiglie, <strong>fermentazioni spontanee</strong>, <strong>niente chimica</strong> né in vigna né in cantina. Non vi starò a fare la lezione tecnica — per quella c’è il sito — ma quello che conta è che <strong>qui si coltiva la vite in modo eroico</strong>, e non è solo un modo di dire. Gran parte del lavoro si fa <strong>in pieno inverno</strong>, e questo già dice tanto.</p>
<p>Questi vini <strong>non vogliono stupire</strong>, e proprio per questo <strong>colpiscono nel segno</strong>: sono sinceri, montanari nel senso più nobile del termine, <strong>autentici</strong>.</p>
<p><strong><em>Diamante Nero 2022 </em></strong>(<strong>Pinot Nero</strong>)</p>
<p>Il mio preferito, lo dico subito. Un vino che sa di montagna, figlio legittimo di un terroir che conoscevo già in altre espressioni abruzzesi — e qui lo ritrovo con piacere.</p>

<p>Nel calice <strong>non serve farlo girare troppo</strong>: i profumi escono chiari e netti. <strong>Note balsamiche</strong> in apertura, poi <strong>sfumature terrose</strong> e un frutto maturo, ricco, schietto: <strong>ciliegia nera</strong>, <strong>mora</strong>.<br />
La spezia nera emerge piano, un po’ timida, ma alla fine si impone con <strong>cannella</strong> e <strong>pepe nero</strong>. E poi quella <strong>rosa canina</strong> appena accennata, mai invadente, che si fonde con un delicato <strong>cuoio dolce</strong>.</p>
<p>In bocca il primo sorso ti colpisce con un’acidità viva e una <strong>sapidità decisa</strong>, quasi con un accenno di salmastro. Il frutto al centro bocca è ricco e avvolgente, i <strong>tannini sono setosi</strong>, dolci, <strong>sinuosi</strong>.<br />
Il finale? <strong>Mentolato</strong>, <strong>succoso</strong>, con una freschezza che invoglia a bere ancora. Quel tocco <strong>minerale</strong>, quasi una lieve scossa, allunga il gusto e lo rende memorabile.</p>
<p>Si beve <strong>benissimo</strong>. E se ve lo state chiedendo: sì, <em>mi è piaciuto molto</em>.</p>
<p><strong> <em>Lupa Bianca 2022 </em></strong>(<strong>Riesling Renano</strong>)</p>
<p>Il Riesling, si sa, è come l’aglio o il tartufo bianco (per chi può permetterselo): o lo ami o lo eviti. E io, pur non essendo un esperto né dell’uno né dell’altro vitigno, qui l&#8217; ho bevuto con grande piacere.</p>

<p>Del Riesling Renano ne ho assaggiati diversi. Non farò il professorino, ma una cosa la dico: è un vitigno che sviluppa molti profumi (agrumati e floreali) e che, con l’evoluzione, tende spesso a virare su <strong>toni amarognoli</strong>.<br />
Per questo molti produttori, per incontrare il gusto del pubblico, <strong>addolciscono un po’ la mano</strong> e lo rendono più morbido.</p>
<p>Qui invece no. <strong>Qui si resta fedeli alla natura del vitigno</strong>, ma senza sbilanciamenti. Tutto è in equilibrio.</p>
<p>I <strong>profumi floreali</strong> si aprono con calma, ma sono chiari e puliti. Poi arrivano le <strong>erbe di montagna</strong>, l’<strong>origano selvatico</strong>, il <strong>sambuco</strong>. E infine gli <strong>agrumi</strong> e qualche sfumatura di <strong>resina bianca</strong>.<br />
In bocca è una <strong>lama</strong>, nel senso buono: tagliente di <strong>acidità</strong>, ricco di <strong>note saline</strong> che raccontano il terroir. È un vino che <strong>si beve con gusto</strong>, anche da chi non è un fanatico del Riesling.</p>
<p>Se siete alla ricerca di emozioni fuori dal comune, questi due vini di montagna fanno per voi. Non servono effetti speciali né bottiglie dorate: basta <strong>una vigna vera, un’idea sincera, e tanto coraggio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Castelsimoni di Castellani Manuela</strong></p>
<p>Via Amiternina, 13 &#8211; 67100 Preturo (AQ)</p>
<p>tel: +39 335 7663636 &#8211; + 39 347 2461700</p>
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		<title>Stappi compulsivi: Pecorino “Giocheremo con i Fiori” 2024 di Torre dei Beati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 16:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Loreto Aprutino]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>
		<category><![CDATA[Torre dei Beati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sorso è misurato, mai eccessivo, carezza il palato con frutto pieno e sfumature mentolate, con un finale lievemente rinfrescante ma sempre sostenuto da un corpo solido, ricco, armonioso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono produttori che, vendemmia dopo vendemmia, sembrano non sbagliare mai un colpo. Anche nelle annate più complesse, quando la natura si mostra avara o capricciosa, riescono a tirare fuori il meglio dalle loro uve. Fausto Albanese è uno di questi. Non è solo un vignaiolo, ma un vero <strong>custode amorevole delle sue vigne</strong>, che a loro volta lo ripagano con lo stesso affetto.</p>
<p>Siamo a <strong>Loreto Aprutino</strong>, borgo abruzzese adagiato tra colline dolci che degradano verso l’Adriatico, a poco più di trenta chilometri da Pescara. Qui, ulivi secolari e filari di vite disegnano un paesaggio di rara bellezza. E qui si trovano alcune delle cantine più importanti della regione, tra cui proprio <strong>Torre dei Beati</strong>.</p>

<p>La cantina è bella, il territorio ancor di più. Trascorrere qualche giorno in zona non sarebbe una cattiva idea, anzi: servirebbe a capire a fondo <strong>l&#8217;importanza del terroir</strong>, il legame profondo tra la terra, il clima e le mani dell’uomo.</p>
<blockquote><p>Tra i protagonisti della rinascita vitivinicola abruzzese, il <strong>Pecorino</strong> occupa ormai un posto d’onore. È diventato un caso da studiare, per il successo ottenuto ovunque. Eppure, non bisogna dimenticare che si tratta di un vitigno dal carattere irruento, difficile da coltivare e da gestire.</p></blockquote>
<p>Per anni, è stato abbandonato proprio per questo. È un po’ come con i figli ribelli o gli alunni scapestrati — e ve lo dice un professore: quella turbolenza è intelligenza in potenza. Sta a noi trovare la chiave per comprenderla, per accompagnarla.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9288 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Torre-Beati-Pecorino-24-225x300.jpg" alt="" width="789" height="1052" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Torre-Beati-Pecorino-24-225x300.jpg 225w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Torre-Beati-Pecorino-24.jpg 525w" sizes="auto, (max-width: 789px) 100vw, 789px" /></p>
<p>Così è stato per il Pecorino. Lo si è accantonato in favore di varietà più docili e produttive. Ma poi, quando il “figlio difficile” matura e si esprime, sa restituire soddisfazioni che vanno ben oltre le aspettative.</p>
<p>Proprio come fa <em>“Giocheremo con i Fiori”</em>, un nome che è già una promessa, e che mantiene. Già alla vista, con il suo <strong>giallo paglierino intenso</strong>, lascia intuire di che pasta è fatto. Al naso, è un’esplosione di <strong>fiori e agrumi</strong>, accompagnati da una miriade di erbe aromatiche. Ogni nota è chiara, distinta, come scritta su uno spartito musicale.</p>
<p>Appena lo si avvicina al naso, si coglie un&#8217;unica parola: <strong>eleganza</strong>. Poi, come in una melodia che si fa via via più nitida, emerge la fragranza della <strong>mineralità</strong> che proviene direttamente dalle colline di Loreto.</p>
<p>Il sorso è <strong>misurato, mai eccessivo</strong>, carezza il palato con frutto pieno e <strong>sfumature mentolate</strong>, con un finale lievemente rinfrescante ma sempre sostenuto da un corpo solido, ricco, armonioso.</p>
<p>E pensare che l’annata non è stata affatto facile: <strong>molta siccità, raccolti dimezzati</strong>. Ma è proprio nelle difficoltà che si distingue la qualità. È <strong>quando tutto sembra andare storto</strong>, che i veri campioni emergono.</p>
<p>E questo Pecorino, <em>Giocheremo con i Fiori</em> di <strong>Fausto Albanese</strong>, lo è davvero: un campione. E una bottiglia imperdibile per chi vuole capire cosa può essere un grande bianco abruzzese.</p>
<p><strong>Punteggio: buonissimo&#8230;</strong></p>
<p>www.torredeibeati.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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