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	<title>Ceci Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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	<description>Il blog di Andrea De Palma</description>
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	<title>Ceci Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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		<title>Il Bombino Nero: identità sincera della Murgia ai piedi del Castel del Monte: Parchitello 2024 – Giancarlo Ceci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 18:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, fortunatamente, produttori come Giancarlo Ceci hanno riportato dignità a questo vino. Contro ogni moda effimera che vuole i rosati scoloriti, pallidi, tendenti al trasparente. E perché poi? Per sembrare francesi? No, grazie. Il Bombino Nero è un vino con un’identità vera, che senza interventi forzati si rivela sapido, profumato e godurioso. Al contrario, per togliergli personalità dobbiamo lavorarci molto, troppo. E a che pro?</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/bombino-nero-andria-federico-ii-ceci-agrinatura-parchitello-rosato/">Il Bombino Nero: identità sincera della Murgia ai piedi del Castel del Monte: Parchitello 2024 – Giancarlo Ceci</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="285" data-end="701"><strong>&#8220;Bello, vero, il castello?&#8221;</strong><br data-start="312" data-end="315" />Sì, quello laggiù. No, non siamo in Toscana. E neppure in Piemonte. Niente Langhe o Chianti: ci troviamo in Puglia, signori. A pochi chilometri dal maestoso Castel del Monte, proprio lui, quello voluto da Federico II nel XIII secolo. Chissà se l’imperatore lo usava come rifugio di caccia, luogo di meditazione o – in anticipo sui tempi – una sorta di SPA medievale. Non lo sapremo mai.</p>
<div id="attachment_9317" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9317" class="wp-image-9317" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ceci-Agrinatura-3-300x225.jpg" alt="" width="780" height="585" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ceci-Agrinatura-3-300x225.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ceci-Agrinatura-3-600x450.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ceci-Agrinatura-3.jpg 700w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /><p id="caption-attachment-9317" class="wp-caption-text"><strong>Dimora della Famiglia Ceci e sede della bottaia </strong></p></div>
<p data-start="703" data-end="953">
<p data-start="703" data-end="953">Una certezza però ce l’abbiamo: il territorio della Murgia nord-barese – tra Andria, Minervino, Corato e Ruvo di Puglia – è un promontorio incastonato nella lunga distesa piatta della regione. Ed è proprio qui che nascono vini sapidi e ricchi di sapore.</p>

<p data-start="955" data-end="1388">Complice anche il vento che soffia dai Balcani, che asciuga le viti e anche il sudore dei contadini. Gente che per secoli ha modellato queste terre con muretti a secco e trulli, segni visibili di una geografia del lavoro e della dedizione. Oggi guardiamo alla Francia con la sua nomenclatura di “Crus”, “Clos”, “Lieux-Dits” e “Climats”, dimenticando che qui si faceva qualcosa di simile già da molto prima, ma senza bisogno di etichette patinate.</p>
<p data-start="1390" data-end="1625">Su queste terre si è sempre coltivato il Nero di Troia, vino robusto, nero e tannico. E poi c’era lui, il Bombino Nero, considerato per anni il fratello umile: quello che finiva nelle tavole contadine, schietto, sincero, senza pretese.</p>

<p data-start="1627" data-end="1967">Il nome “Bombino” deriva dalla forma minuta e compatta del grappolo – sembra un bambino, appunto. Caratteristica unica è l&#8217;incapacità di alcuni grappoli di maturare tanto da rendere il vino tipicamente ricco di acidità e con poco alcol. La vinificazione contadina era semplice e diretta: macerazione breve, raspi interi, tini aperti, pressatura con presse di legno a doghe. Il risultato? Un vino dal colore rosso tenue, profumi non molto puliti, ma capace di risvegliare persino un’anima sopita dalla calura estiva.</p>
<p data-start="1969" data-end="2128">(Mio padre, quando gli dissi – reduce dal mio primo corso da sommelier – che il suo vino non mi piaceva, mi tolse la parola. E non per un giorno: per la vita.)</p>
<blockquote>
<p data-start="2130" data-end="2360"><strong>Oggi, fortunatamente, produttori come Giancarlo Ceci hanno riportato dignità a questo vino. Contro ogni moda effimera che vuole i rosati scoloriti, pallidi, tendenti al trasparente. E perché poi? Per sembrare francesi? No, grazie. Il Bombino Nero è un vino con un’identità vera, che senza interventi forzati si rivela sapido, profumato e godurioso. Al contrario, per togliergli personalità dobbiamo lavorarci molto, troppo. E a che pro?</strong></p>
</blockquote>
<p data-start="2569" data-end="2991">Torniamo a parlare del <strong data-start="2592" data-end="2607">Parchitello</strong> di <strong data-start="2611" data-end="2629">Giancarlo Ceci</strong>, allora. Una famiglia che possiede la tenuta sin dal 1800, una masseria del Seicento che prima di essere cantina è un’azienda agricola certificata BIO, BIOVEGAN e DEMETER. Producono ortaggi, olio extravergine, conserve di pomodori, fertilizzanti naturali e – udite udite – allevano mucche podoliche. Tutto in casa. Tutto sostenibile. Sì, siamo ancora in Puglia.</p>

<p data-start="2993" data-end="3223">Bene. Ora fate così: compratevi il Parchitello. Al primo sorso vi trasformerete in quei contadini a torso nudo che zappavano la terra sotto il sole. Sentirete la loro soddisfazione in ogni sorso di questo rosato dal colore cerasa.</p>
<p data-start="3225" data-end="3566">Al naso si apre con profumi di melograno, fragoline di Murgia (quelle che da piccolo mangiavo nella campagna di famiglia), agrumi freschi e invitanti. Al gusto, il gioco tra acidità e frutto crea un equilibrio perfetto. La persistenza è viva, il finale è quasi salato, gustoso, saporito. Una bottiglia che non arriva mai intera a fine pasto.</p>
<p data-start="3568" data-end="4041"><strong data-start="3568" data-end="3622">Angolo &#8220;alla Piero Angela&#8221; (poi giuro che chiudo):</strong><br data-start="3622" data-end="3625" />Qui non c’è trucco e non c’è inganno. Il terroir fa il vino: vigoroso, tagliente, autentico. Non è un caso se il Nero di Troia veniva usato per &#8220;tagliare&#8221; vini nobili di altre regioni. Qui la vite soffre, scava in profondità per cercare acqua e trova sostanza. Nutrimento. Personalità. E allora, spiegatemi: perché dobbiamo svestire questo vino per farlo somigliare a modelli modaioli da happy hour in Costa Azzurra?</p>
<p data-start="4043" data-end="4149">Quanto durerà ancora questa moda? Dovremo poi spiegare daccapo che questo è un rosato. Ma fatto in Puglia.</p>
<p data-start="4151" data-end="4363">Il vino, per restare nella memoria, deve raccontare un territorio, un popolo. Deve creare un’esperienza positiva. Non siamo i soli a fare vino nel mondo, certo. Ma abbiamo qualcosa da dire. E questo vino lo dice.</p>

<blockquote>
<p data-start="4365" data-end="4582"><strong data-start="4365" data-end="4409">Conclusione gastronomica (la morte sua):</strong><br data-start="4409" data-end="4412" />Una bruschetta generosa con olio di Coratina, le lumache al pomodoro (i mitici <em data-start="4491" data-end="4504">ciammaruchi</em>), contorno di friggitelli. e la zuppetta di cozze al pomodoro. E il Parchitello nel calice. Così sì, che si vive.</p>
</blockquote>
<p data-start="4365" data-end="4582"><strong>Agrinatura di Giancarlo Ceci</strong></p>
<p data-start="4365" data-end="4582">Contrada S. Agostino 15</p>
<p data-start="4365" data-end="4582">Andria (BAT)</p>
<p data-start="4365" data-end="4582"><span class="w8qArf FoJoyf">www.giancarloceci.com </span></p>
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		<title>L’Insalata di Ceci di Mario all’Osteria La Grotta di Aligi a L’Aquila: semplicità contadina e verità di gusto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ceci]]></category>
		<category><![CDATA[Chitarra]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata]]></category>
		<category><![CDATA[Montepulciano]]></category>
		<category><![CDATA[Navelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cucina qui è didattica, direi. Niente fronzoli, niente cremine o sovrastrutture moderne. Ogni piatto ha un’identità chiara, sapori netti, e soprattutto non affatica la digestione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/insalata-di-ceci-navelli-abruzzo-montepulciano-cucina-tipica/">L’Insalata di Ceci di Mario all’Osteria La Grotta di Aligi a L’Aquila: semplicità contadina e verità di gusto.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di insalate se ne vedono tante, ovunque, in mille varianti creative e a volte un po’ forzate. Ma quasi mai si parla di legumi, di equilibrio nutrizionale, e di come certi piatti, apparentemente umili, sappiano raccontare il territorio meglio di mille slogan.</p>
<p>Durante l’evento <em>Abruzzo in Bolla</em> ho scoperto, con grande piacere, l’Osteria La Grotta di Aligi a L’Aquila. Un luogo d’altri tempi, sincero. Gli ambienti, tutti in legno, ricordano una baita di montagna – e in fondo, siamo a L’Aquila, a ridosso del Gran Sasso, dove l’anima è più vicina alla terra che alla moda.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-9131 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Lo-chef-mario-di-Crotta-di-Aligi-241x300.jpeg" alt="" width="569" height="708" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Lo-chef-mario-di-Crotta-di-Aligi-241x300.jpeg 241w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Lo-chef-mario-di-Crotta-di-Aligi.jpeg 563w" sizes="(max-width: 569px) 100vw, 569px" /></p>
<p>L’accoglienza è calorosa. Appena si entra, la titolare ti riceve con un sorriso vero e la confidenza di chi fa questo mestiere con passione e mestiere. L’arredo è caldo, familiare, con una parete intera adibita a cantina: una bella selezione di vini, regionali in primis – come giusto che sia – ma anche etichette artigianali da tutta Italia.</p>
<p>Si arriva facilmente: appena saliti in città, si costeggia la grande villa comunale alberata. Parcheggiare è ancora un po’ complicato, L’Aquila è una città ancora in ricostruzione dopo il sisma, e questo dà al tutto un senso di resilienza che si respira ovunque.</p>
<p>Seduti al tavolo, si apprezza subito una mise en place decorosa: tovaglia, tovagliolo in cotone di qualità – dettaglio non scontato, oggi. C’è un menù, ma fatevi guidare dalla padrona di casa: con tono familiare e mai invadente vi suggerirà i piatti del giorno, sempre legati alla stagionalità.</p>
<p>Come antipasto, formaggi e salumi di montagna di ottima qualità. Tra i primi, imperdibile la <em>chitarra con ragù di maiale nero</em>: apparentemente robusta, in realtà equilibrata nei sapori, ben strutturata e appagante.</p>

<p>Tra i contorni ho scelto le verdure di campo saltate in padella, che mi hanno riportato alla memoria sapori d’infanzia. Le ho accompagnate con una guancia di vitello brasata, onesta e ben eseguita.</p>
<p>La cucina qui è didattica, direi. Niente fronzoli, niente cremine o sovrastrutture moderne. Ogni piatto ha un’identità chiara, sapori netti, e soprattutto non affatica la digestione.</p>
<p>Ma il piatto che più mi ha colpito – e che ho ordinato nei giorni successivi – è stata un’insalata di ceci di Navelli. Semplice, leggera, gustosa. Navelli, lo ricordo, è anche terra di zafferano. In quel piatto c’era tutto: la cultura contadina, la valorizzazione del territorio, un equilibrio nutrizionale raro da trovare in trattoria. Un piatto povero, forse, ma straordinariamente ricco.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-9132 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Montepulcinao-La-Brigata-298x300.jpg" alt="" width="511" height="514" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Montepulcinao-La-Brigata-298x300.jpg 298w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Montepulcinao-La-Brigata-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Montepulcinao-La-Brigata-600x603.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Montepulcinao-La-Brigata.jpg 696w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" /></p>
<p>Da bere, naturalmente, Abruzzo nel bicchiere: un ottimo Cerasuolo per accompagnare il pasto e, per chiudere, un sorso di Montepulciano artigianale che mi ha riportato a oltre dieci anni fa, ai tempi delle degustazioni per la guida <em>Vinibuoni</em>. Un vino verace, lavorato in legno grande, con sentori di cuoio e tannini veraci e veri. Non il classico vino “piacione”: qualcuno, oggi, lo giudicherebbe scorretto. Ma in quel calice c’era la memoria, c’era la mano contadina, c’era la tradizione. Prezzi popolari, servizio cortese, attenzione vera. E un’insalata di ceci che, da sola, vale il viaggio.</p>
<p><strong>Osteria La Grotta di Aligi</strong></p>
<p>Via Luigi rendina 2 l&#8217;Aquila</p>
<p>3881088518</p>
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