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	<title>Dove andare Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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	<description>Il blog di Andrea De Palma</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 12:06:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dove andare Archivi - Il blog di Andrea De Palma</title>
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		<title>Aligoté e ostriche ad Arcachon: una gita imperdibile da Bordeaux.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 11:22:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consultai un paio di amici su cosa vedere a Bordeaux e, entrambi, mi dissero: «Bellissima città; però non puoi perderti Arcachon con le sue ostriche».</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/bordeaux-aligote-archacon-ostriche-duna-de-pilat/">Aligoté e ostriche ad Arcachon: una gita imperdibile da Bordeaux.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vai a Bordeaux e poi non vai ad Arcachon?</p>
<p>Consultai un paio di amici su cosa vedere a Bordeaux e, entrambi, mi dissero: «Bellissima città; però non puoi perderti Arcachon con le sue ostriche».</p>
<p>Detto, fatto. C&#8217;è un treno regionale che in meno di un&#8217;ora mi ha portato ad Arcachon, un paesino risalente all&#8217;Ottocento, meta d&#8217;elezione della borghesia di Bordeaux. Case graziose, tanti fiori, tutto curato e ordinato, con un lungomare stracolmo di localini affacciati sul bacino naturale alimentato dall&#8217;Oceano Atlantico.</p>
<p>Meta ideale per chi vuole rilassarsi e, soprattutto, godersi le sue prelibate ostriche.</p>
<p>Facendo qualche ricerca, scoprii che dobbiamo in parte ringraziare il buon Napoleone III, che contribuì allo sviluppo dell&#8217;ostricoltura moderna. Il Bacino di Arcachon è infatti la culla ideale per questo tipo di allevamento grazie alle sue acque poco profonde e ricche di plancton.</p>
<p>Per poter assaporare la gastronomia locale e le ostriche si deve andare al mercato coperto di Arcachon, che si chiama <strong><em>Les Halles d&#8217;Arcachon ed è situato in Place des Marquises</em></strong>, nel cuore della città e a pochi passi dalla stazione.</p>
<p>Ma prima è d&#8217;obbligo un bel giretto tra le stradine, fra negozi di souvenir e pasticcerie dove spicca il celebre <strong><em>Cannelé</em></strong>, piccolo dolce bordolese dalla crosta caramellata e dal cuore morbido. Una volta arrivato al mercato, invece, mi sono fermato per ore.</p>

<p>Poi, dietro l&#8217;angolo, già si sentivano i profumi delle carni arrosto provenienti da alcuni food truck nei pressi del mercato.</p>
<p>Appena entrato, il mio sguardo non sapeva più dove posarsi. In questi casi adotto la tecnica del segugio: prima un giro veloce di ricognizione e poi decido da dove iniziare.</p>
<blockquote><p>Il mio sesto senso mi porta da una signora che, con fare sicuro, apriva ostriche <strong><em>(Huîtres Arcachon-Cap Ferret)</em></strong>. Non essendo molto preparato sull&#8217;argomento, le chiedo un piatto misto.</p></blockquote>

<p>A dire il vero, all&#8217;inizio mi sembravano tutte uguali. Poi, assaggio dopo assaggio, emergono profumi di mare, sapidità e una forte impronta minerale. Osservando meglio, mi accorgo che non si tratta di un semplice rivenditore ma di uno dei tanti piccoli produttori che allevano ostriche nei villaggi affacciati sul Bacino di Arcachon. Una realtà che qui sembra ancora molto legata al territorio e alle tradizioni locali.</p>
<p><strong><em>(Devecchi David &#8211; 97 Port de Gujan, Digue Ouest, 33470 Gujan-Mestras)</em></strong></p>
<p>E vuoi che non vada a scegliere un <strong><em>Borgogna Aligoté</em></strong> bello freddo per accompagnare questo pasto da imperatore?</p>

<p>Non conoscevo bene questo vitigno, ma mi bastano pochi sorsi per capire di aver fatto un&#8217;ottima scelta e di aver creato un autentico abbinamento d&#8217;amore.</p>
<p>Pur essendo il vino base di questo produttore, svolge magnificamente il suo lavoro. Le note minerali dell&#8217;ostrica si sposavano in un gioco di odio e amore con quelle del vino che, oltre alla sapidità, sfoggiava una mineralità rilanciata da note agrumate e di frutto.</p>
<p>Che vi devo dire? Ho goduto alla grande.</p>
<blockquote><p><strong><em>L&#8217;Aligoté, assieme allo Chardonnay</em></strong>, è uno dei vitigni più diffusi della Borgogna. Le mie ricerche confermano che regala vini freschi, agili, ricchi di sapidità e mineralità, sempre accompagnati da note agrumate, floreali, erbacee e vegetali. Insomma, i vini che piacciono a me.</p></blockquote>
<p>Approfondendo un po&#8217; (per i secchioni dal bicchiere roteante), scopro che prima della fillossera era il vitigno principale della Borgogna. Successivamente molti nuovi impianti privilegiarono lo Chardonnay, ma negli ultimi anni la riscoperta dei vitigni autoctoni lo sta riportando in auge, anche perché pare sia piuttosto difficile da allevare.</p>
<p>In passato, inoltre, la sovrapproduzione dava vini piuttosto semplici, tanto che spesso venivano arricchiti con il <strong><em>Crème de Cassis per creare il celebre Kir.</em></strong></p>
<p>Ma ritorniamo al mercato, dove non ci sono solo ostriche: le foto parlano da sole. Paté e terrine di ogni genere, carni bianche e rosse a fiumi e, naturalmente, l&#8217;immancabile anatra.</p>

<p>Il tutto in un caos ordinato. Si prendeva il proprio piatto stracolmo di prelibatezze e ci si sedeva nelle aree attrezzate con tavoli comuni. Finito il pranzo, ognuno provvedeva a smaltire tutto nella raccolta differenziata, compresi i bicchieri.</p>
<p>Un format eccellente per approfittare delle tante specialità presenti. Naturalmente era possibile anche fare semplicemente la spesa e portare tutto a casa.</p>
<p>La cosa che più mi ha colpito è stata la naturalezza con cui convivono produttori, residenti e turisti. Non c&#8217;è nulla di costruito per stupire: semplicemente cibo di qualità, persone che lavorano e gente che si gode il momento.</p>
<p>Se poi vi avanza del tempo, dalla stazione di Arcachon parte un autobus che porta a una delle meraviglie naturali della zona: <strong><em>la Duna di Pilat</em></strong>.</p>

<p>Formatasi nel corso di migliaia di anni grazie all&#8217;azione combinata del vento oceanico e delle correnti marine, ha creato una vera montagna di sabbia che ancora oggi avanza lentamente verso la foresta alle sue spalle.</p>
<p>Una gioia assicurata per ragazzi, bambini e anche per qualche temerario adulto. Le foto raccontano meglio di qualsiasi parola la magnificenza della natura.</p>
<p>La sera si avvicinava e il ritorno a Bordeaux era d&#8217;obbligo. Una magnifica esperienza che mi ha arricchito.</p>
<p>Buon viaggio.</p>
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		<title>Il fascino di Saint-Émilion e la piacevole scoperta di Le Pic du Versant 2022 di Caroline et Loulou Mitjavile</title>
		<link>https://andreadepalma.it/saint-emilion-bordeaux-francia-le-pic-du-versant-castillon-cotes-de-bordeaux-guillot-clauzel-pomerol-chateau-laroze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 18:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vera emozione me l'ha data la denominazione Castillon-Côtes de Bordeaux. Si trova appena a est di Saint-Émilion e, per molti appassionati, è una delle zone con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutto il Bordolese. Il punto forte di Castillon è il terroir calcareo, capace di dare vini più profondi, minerali e longevi. Non voglio fare il saputello, ma ne avevo sentito parlare bene da più di un appassionato e la curiosità era parecchia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/saint-emilion-bordeaux-francia-le-pic-du-versant-castillon-cotes-de-bordeaux-guillot-clauzel-pomerol-chateau-laroze/">Il fascino di Saint-Émilion e la piacevole scoperta di Le Pic du Versant 2022 di Caroline et Loulou Mitjavile</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-9615" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/06/Emilion-deg-andrea-300x291.jpg" alt="" width="588" height="570" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/06/Emilion-deg-andrea-300x291.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2026/06/Emilion-deg-andrea.jpg 520w" sizes="(max-width: 588px) 100vw, 588px" /></strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>Vado a Bordeaux e non faccio un salto a Saint-Émilion?</strong></p>
<p>Un borgo da visitare assolutamente per i suoi caratteristici viottoli che salgono e scendono in modo disordinato, ma regalando rilassatezza e quiete. Soprattutto ti fa respirare e percepire un passato legato alla cultura del vino: il vino arriva con i Romani, ma è anche la Chiesa che contribuisce alla diffusione della sua cultura e, qui, di chiese ce ne sono parecchie e anche molto storiche.</p>

<p>Vigneti che circondano la cittadina, ancora con qualche scorcio medievale, e poi ancora vigneti che quasi si incastonano nei vicoli.</p>
<p>Arrivo alla stazione, minuscola, quasi a non voler disturbare la quiete delle vigne. Subito uno Château ben segnalato, vigne e ancora vigne sul percorso di una decina di minuti fino al paesino.</p>
<p>La curiosità è tanta. Quasi mi intrufolo, come se fosse un pertugio stretto, nel primo vialetto e subito tante cave de vin e tanti piccoli negozietti di souvenir. Va bene così, in fondo è un paesino molto turistico.</p>
<p>Entro in una di queste cave e il ragazzo mi accoglie con la cortesia discreta tipicamente francese. Con soli dieci euro, quattro vini in assaggio e, naturalmente, gli chiedo che in questi assaggi vorrei sentire le differenze di territorio.</p>
<p>Finito il giro fra chiese, café allongé, pain au chocolat, quiche lorraine e tanto altro, è ora degli assaggi prima del rientro.</p>

<p>Vi anticipo la conclusione del mio breve ma interessante, anche se ancora molto embrionale, percorso di assaggi: piacevolezza, bevibilità, frutto e meno omologazione nei vini della Rive Droite. Lo stile dei vini va verso bevute easy, senza tanti sofismi, solo immediatezza e riconoscibilità. Più linearità e una maggiore omologazione, invece, nei vini della Rive Gauche.</p>
<p>Ora, la mia è una valutazione &#8220;grezza&#8221;, figlia di una brevissima esperienza che farò in modo di ripetere.</p>

<p>Il primo vino è un Pomerol 2023, La Guillotière&#8221; dello Château Guillot-Clauzel, 100% Merlot, che nasce su terreni argillosi – la chiamano argilla blu. Stupisce la pulizia del frutto, con amarena e ciliegia, e mentre si apre arrivano pepe nero e sottobosco, ma sempre con grande finezza. Non male per un vino da 27 euro al consumatore.</p>
<p>Il ragazzo, forse per cortesia, o forse no, mi conferma le mie sensazioni. Al gusto l&#8217;equilibrio fra acidità, tannini, frutto e mineralità mi ha lasciato con poche parole. Sì, ok, manca un po&#8217; di persistenza, ma è un vino senza sbavature.</p>
<blockquote><p>Ok, Pomerol è da approfondire nei prossimi viaggi. &#8220;Chiamalo vino base&#8221;&#8230; bah.</p></blockquote>
<p>Poi non poteva mancare un <strong>Saint-Émilion, un Grand Cru Classé 2015 dello Château Laroze:</strong> 62% Merlot, 30% Cabernet Franc e 8% Cabernet Sauvignon, con affinamento in barrique per il 65% nuove e il restante di secondo passaggio.</p>

<p>Vino elegante e lineare in ogni senso, vestito di una signorilità mai ostentata. Giocato su toni piacevoli a partire dai profumi balsamici e di sottobosco che si alternano alle note vanigliate e speziate del legno. Sbuffi di humus e frutto nero sono ravvivati da note agrumate. Interessante.</p>
<p>Al palato è voluminoso, ricco di frutto, ampio, con tannini fin troppo precisi e continui richiami di sapidità, tanto da renderlo piacevole e mai stucchevole.</p>
<p>In conclusione un vino perfetto, perfetto, perfetto. Ma non lo andrei a cercare. Non mi ha dato molta emozione.</p>
<p>La vera emozione me l&#8217;ha data la denominazione <strong>Castillon-Côtes de Bordeaux</strong>. Si trova appena a est di Saint-Émilion e, per molti appassionati, è una delle zone con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutto il Bordolese. Il punto forte di Castillon è il terroir calcareo, capace di dare vini più profondi, minerali e longevi. Non voglio fare il saputello, ma ne avevo sentito parlare bene da più di un appassionato e la curiosità era parecchia.</p>

<p><strong>Lo Château è Le Pic du Versant 2022.</strong> 60% Merlot e 40% Cabernet Franc. Affinamento di 20 mesi con l&#8217;80% di barrique nuove. Piccolo possedimento di una coppia appassionata.</p>
<blockquote><p><strong>Vabbè, vi anticipo che questo vino mi è piaciuto assai.</strong></p></blockquote>
<p>Perché?</p>
<p>Perché era riconoscibile, aveva un suo carattere, si leggeva il territorio (guidati dall&#8217;enotecario) e poi rientrava perfettamente nelle mie corde.</p>
<p>Subito caffè tostato e poi sbuffi balsamici, note resinose e affumicate, umami e una mineralità quasi invadente, il tutto avvolto da note di frutto rosso e nero, con richiami al mirtillo. La nota calcarea era evidente anche al naso.</p>
<p>Mentre si attendeva e si chiacchierava, lui si apriva, evolveva, ed emergevano cioccolato e sfumature di menta, come mangiare un After Eight.</p>
<p>Il gusto era immediato, con frutto e sapidità che prevalevano su tannini ben lavorati ma ancora vivi. Il finale era molto interessante, fresco, balsamico e abbastanza lungo.</p>
<p>Il mio viaggio a Saint-Émilion si conclude con la consapevolezza che si possono bere vini di qualità a prezzi accessibili.</p>
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		<title>Quando risali via del Baio a Loreto Aprutino: il Cerasuolo 2023 di Amorotti che non si dimentica.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 17:33:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Amorotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cantina di affinamento e produzione non è in campagna, ma nel palazzotto di famiglia, in pieno centro storico di Loreto, in via del Baio. Nota a margine per intenditori: sulla stessa via si trova anche la famiglia Valentini. Ho detto tutto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/23f1.png" alt="⏱" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Tempo di lettura: 5 minuti</p>
<p>E sì, lo confesso: l’assassino torna sempre sul luogo del delitto.</p>
<p>“Chevelodicoaffare”, questo territorio mi rapisce ogni volta. Quale? Ma Loreto Aprutino, ovviamente. Per voi forse sarò diventato pedante, ma per me andare da quelle parti è come attraversare un pezzo di Puglia trapiantato in Abruzzo: uliveti che si stendono a perdita d’occhio, vigneti a pergola che si contendono il terreno con la Dritta di Loreto, e poi campi di cereali e legumi.</p>

<p>La Dritta, questa varietà di oliva, non scherza mica. Ha la presunzione – giustissima – di produrre un extravergine dai profumi vegetali intriganti, con una carica polifenolica che non ha nulla da invidiare alla Coratina pugliese.</p>
<p>E i legumi? Qui il mio cuore batte forte per il <strong>fagiolo Tondino del Tavo</strong>. Piccolo, ma con un carattere enorme. Basta guardarlo in foto: non serve aggiungere nulla, a parte i soliti alleati – aglio, alloro, rosmarino, salvia – e magari un peperoncino per i più temerari. Poi lo condisci con l’olio extravergine di Dritta e il piatto diventa un concerto di profumi. E lì, inevitabile, ci vuole il vino.</p>
<div id="attachment_9401" style="width: 929px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9401" class="wp-image-9401" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia-300x300.jpg" alt="" width="919" height="919" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/08/Fagiolo-del-Tavo-minestra-copia.jpg 700w" sizes="(max-width: 919px) 100vw, 919px" /><p id="caption-attachment-9401" class="wp-caption-text">Tondino del Tavo</p></div>
<p>E di vino, qui, non manca proprio niente. Loreto è un terroir generoso. Ora, non vi annoio con le solite litanie su esposizioni, altitudini e microclimi: le avete sentite mille volte. Quello che conta è la cura della vigna.</p>
<p>Uno dei custodi di questa terra è <strong>Gaetano Carboni</strong>, insieme a Hela Bonaci, alla guida dell’azienda <strong>agricola Amorotti</strong>. Una realtà che affonda le radici nel Cinquecento, dove oltre a grano, cereali e legumi, da sempre si coltivava anche l’uva. Poi, qualche anno fa, la decisione: non solo vendere, ma vinificare e imbottigliare. Il tutto seguendo metodi tradizionali, artigianali, senza compromessi.</p>

<p>La cantina di affinamento e produzione non è in campagna, ma nel palazzotto di famiglia, in pieno centro storico di Loreto, in via del Baio. Nota a margine per intenditori: sulla stessa via si trova anche la famiglia Valentini. Ho detto tutto.</p>

<p>Ecco, durante le degustazioni mi sono ritrovato spiazzato. Perché? Perché a ogni sorso riconoscevo un’eleganza costante. Non era solo questione di tecnica: i vini – Montepulciano, Cerasuolo e soprattutto Trebbiano – parlavano chiaro. Era il terroir di Loreto che si faceva sentire: profumi delicati ma decisi, che si aprivano con eleganza e restavano a lungo. Al palato, frutto in abbondanza, sapidità infinita, e quell’acidità sempre presente a ricordarti da dove vengono.</p>
<p>Per accompagnare il mio piatto di fagioli, ho scelto il <strong>Cerasuolo</strong>. Dal colore inconfondibile – e mi raccomando, non chiamatelo rosato. Piccoli frutti rossi, la ciliegia onnipresente e la fragolina, poi una scia agrumata che ritorna anche al sorso. All’inizio sembra sommesso, ma subito esplode in un frutto generoso, appagante. Sapore, tanto sapore. Mineralità che porta la firma del territorio. Acidità che certifica la provenienza. Persistenza che imprime nella memoria l’appartenenza.</p>
<p>Concludo. Non sono vini “tutto e subito”. Sono vini che chiedono pazienza. E meditazione.</p>
<p class="p1"><strong>Amorotti</strong></p>
<p class="p1">Via del Baio 31</p>
<p class="p1">Loreto Aprutino</p>
<p class="p1">cell: 349 4003131</p>
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		<title>La calda accoglienza di Marta Cesi all&#8217;Osteria Vite Colta di Felline: un viaggio tra Negroamaro, cucina e tradizione salentina</title>
		<link>https://andreadepalma.it/salento-marta-cesi-felline-vite-colta-puglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 18:39:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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		<category><![CDATA[Vite Colta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di entrare nel cuore della serata, è giusto soffermarsi sul contesto. Felline è un piccolo gioiello del Salento, un paese minuscolo e incantevole dove il tempo sembra sospendersi. Ideale per vacanze silenziose, lontane dal caos, eppure a soli cinque minuti da un mare spettacolare, con sabbia bianca e boschi protetti. La macchia mediterranea è protagonista: cespugli di mirto, pini altissimi e profumi che si insinuano sotto pelle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/salento-marta-cesi-felline-vite-colta-puglia/">La calda accoglienza di Marta Cesi all&#8217;Osteria Vite Colta di Felline: un viaggio tra Negroamaro, cucina e tradizione salentina</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco Marta Cesi da anni, grazie al suo Negroamaro Magredè. Ma questa volta il mio viaggio aveva un obiettivo diverso: scoprire da vicino la sua osteria <em>Vite Colta</em> e, naturalmente, assaggiare qualcosa di buono.</p>
<blockquote><p><strong>La frase sulla parete dell&#8217;Osteria già racconta la filosofia di Marta e del suo lavoro: &#8221; La cosa migliore che potrebbero fare i grandi della terra è ZAPPARLA.</strong></p></blockquote>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-9227 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6-300x300.jpg" alt="" width="836" height="836" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-6.jpg 700w" sizes="(max-width: 836px) 100vw, 836px" /></p>
<p>Prima di entrare nel cuore della serata, è giusto soffermarsi sul contesto. Felline è un piccolo gioiello del Salento, un paese minuscolo e incantevole dove il tempo sembra sospendersi. Ideale per vacanze silenziose, lontane dal caos, eppure a soli cinque minuti da un mare spettacolare, con sabbia bianca e boschi protetti. La macchia mediterranea è protagonista: cespugli di mirto, pini altissimi e profumi che si insinuano sotto pelle.</p>
<p>Perché vi racconto tutto questo? Perché è esattamente ciò che si ritrova nei vini di Marta, in particolare nel Magredè: note di resina, sottobosco di pineta, pepe nero aromatico e quella spalla acida che, unita ai tannini, restituisce un’esperienza vibrante: un Negroamaro vero. Un vino che prometto di riscoprire in autunno, ora fa troppo caldo per apprezzarlo al meglio. Ma andiamo con ordine.</p>

<p>Arrivo a Felline e parcheggio. Il centro storico è davvero raccolto: due piazzette, che fanno da cornice all’Osteria di Marta e ad altri ristoranti. Poco distante, trovo anche l’ufficio dell’albergo diffuso dove ho prenotato per la notte. Un progetto lodevole di recupero architettonico che ha restituito vita a molte case intorno e fuori dalle piazzette.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9240 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-21-225x300.jpg" alt="" width="570" height="760" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-21-225x300.jpg 225w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-21.jpg 525w" sizes="auto, (max-width: 570px) 100vw, 570px" /></p>
<p>La prima impressione è quella di un paese semi-deserto. Alcuni anziani, seduti con discrezione ai margini della piazza, sembrano far parte di un consiglio comunale all’aperto, pronti ad accogliere chi arriva.</p>
<p>Alle 19, puntuale, mi incontro con Marta. La piazza inizia a riempirsi piano piano. I tavoli si moltiplicano, si allestiscono cene, si apparecchia per almeno 200 coperti. E mi chiedo: ma tutta questa gente da dove arriva?</p>

<p>Accolto da Marta, iniziamo la degustazione con i suoi vini base: Negroamaro e Primitivo. Mi incuriosisce subito la linea da litro, nelle versioni bianco, rosso e rosato. Un’idea geniale per valorizzare appieno i sei ettari di vigneto e rendere omaggio alla tradizione contadina.</p>
<p>La tecnica del vino “Nustrale” è semplice e radicata: dopo la raccolta delle uve destinate ai mosti fiore di qualità (Magredè, Racimolo e Lunatico), le vinacce vengono pressate, e il mosto residuo fermenta spontaneamente. Il risultato finisce nelle bottiglie da litro, pronte per il consumo quotidiano. A vendemmia finita, si unisce tutto: Negroamaro e Malvasia Nera.</p>
<p>Il risultato? Un vino rustico, schietto, privo di difetti evidenti. Da bere con semplicità, nel bicchiere basso, “alla contadina”, con il mignolo in alto, ben fresco, senza pensieri. Un vino che non ti tradisce mai. Tutta la produzione è a fermentazione spontanea, realizzata con tecniche artigianali e senza l’uso di chimica né in vigna né in cantina. E ci tengo a sottolinearlo.</p>
<p>Poi è il momento del <em>Racimolo</em>, da uve Negroamaro: lavorato solo in acciaio, è un vino diretto, fruttato, con le classiche note balsamiche. Al sorso, emerge tutta la personalità del Negroamaro di Marta: spezia nera, acidità ben presente, tannini decisi e un finale che sa di macchia mediterranea e salsedine.</p>
<p>Il Primitivo <em>Lunatico</em> segue lo stesso stile. Potrebbe persino essere servito leggermente rinfrescato. Le sue note di ciliegia e la stessa vena salmastra lo rendono fresco e morbido, con una piacevolezza immediata. Un compagno perfetto per l’intero pasto.</p>

<p>E a questo punto, lo stomaco chiama vendetta. Inizia la cena, naturalmente salentina. Non potevo resistere: sono andato direttamente in cucina a conoscere le cuoche. Donne sorridenti, simpaticissime, che mi hanno fatto sentire a casa. È da qui che dovrebbe ripartire la ristorazione: dal sorriso e dalla semplicità.</p>
<p>L’antipasto è una melanzana fritta e poi passata al forno con formaggio: perfetta per placare i primi morsi di fame. Poi arriva una freschissima insalata di patate, pomodori e tanto altro: tanto era buona che l&#8217;ho mangiata con il cucchiaio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9235 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16-300x300.jpg" alt="" width="848" height="848" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-16.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 848px) 100vw, 848px" /></p>
<p>Ma il piatto che davvero conquista è il simbolo della cucina salentina: <em>Ciceri e Tria</em>. Lagane (o tagliatelle larghe, chiamatele come volete), in parte fritte, accompagnate da piccoli ceci saporiti. Un piatto che è poesia pura, in cui ogni sapore racconta una storia.</p>
<div id="attachment_9243" style="width: 883px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9243" class="wp-image-9243" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria-300x300.jpg" alt="" width="873" height="873" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Ciceri-e-Tria.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 873px) 100vw, 873px" /><p id="caption-attachment-9243" class="wp-caption-text">CICERI E TRIA</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pasta era al dente, tesa sotto i denti, con il crunch irresistibile della parte fritta. Subito dopo, le cicorie con polpettine di pecorino mi riportano ai ricordi d’infanzia: piatti semplici, sinceri, come quelli che cucinava mia nonna. Le polpettine, in particolare, erano fatte con cura certosina.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9238 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-19-225x300.jpg" alt="" width="833" height="1111" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-19-225x300.jpg 225w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-19.jpg 525w" sizes="auto, (max-width: 833px) 100vw, 833px" /></p>
<p>Il colpo di grazia alla mia fame arriva con la <em>melanzana ‘mbuttunata</em>: ripiena di menta, formaggio, pomodori secchi, aglio, capperi e acciughe. Cotta in salsa di pomodoro, con patate lesse di contorno. Un piatto ricco, saporito, intensamente identitario.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9236 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17-300x300.jpg" alt="" width="718" height="718" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-17.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></p>
<blockquote><p>Una cena di cucina casalinga, autentica, dal prezzo popolare. Un’esperienza che porterò sempre con me.</p></blockquote>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9237 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-18-225x300.jpg" alt="" width="633" height="844" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-18-225x300.jpg 225w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2025/07/Marta-Cesi-18.jpg 525w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /></p>
<p>Nel frattempo, la piazzetta si è riempita. I tavoli sono tutti occupati. Un gruppo di cantori anima la serata con musica popolare salentina. Origliando tra i tavoli, scopro che gli italiani sono pochi: la maggior parte dei presenti sono turisti stranieri, affascinati – come me – da questo piccolo angolo di paradiso chiamato Felline.</p>
<p><strong>Vite Colta di Marta Cesi</strong></p>
<p>Lgo Piazza Castello, 14, 73040 Felline LE</p>
<p>Telefono: 348 779 2184</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="N2R8NDMrN6"><p><a href="https://www.deiagre.it/">Home Dei Agre</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Home Dei Agre&#8221; &#8212; Dei Agre" src="https://www.deiagre.it/embed/#?secret=elBcrT5ahL#?secret=N2R8NDMrN6" data-secret="N2R8NDMrN6" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>S’Adatt 2016 di Michele Laluce l’Aglianico del Vulture tutto frutto e spezia.</title>
		<link>https://andreadepalma.it/aglianico-vulture-basilicata-venosa-sadatt-le-drude/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
		<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Aglianico]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[Le Drude]]></category>
		<category><![CDATA[S'Adatt]]></category>
		<category><![CDATA[Venosa]]></category>
		<category><![CDATA[Vulture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E come sempre il vino che “a me mi” ha coinvolto maggiormente è l’Aglianico vinificato e affinato solo in acciaio, da cui si evincono tutti i caratteri distintivi tipici di quel terroir unico che uomo e natura hanno plasmato insieme.<br />
La mia prima riflessione va ai suoi tannini mai amari, ma sempre amaricanti; mai invadenti ma sempre presenti; mai aggressivi ma sempre efficaci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/aglianico-vulture-basilicata-venosa-sadatt-le-drude/">S’Adatt 2016 di Michele Laluce l’Aglianico del Vulture tutto frutto e spezia.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 9 settembre 2024 finalmente la tanto sospirata pioggia è arrivata: fitta, persistente, come la trama tannica dell’Aglianico di Michele Laluce.</p>
<div id="attachment_8920" style="width: 770px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8920" class="wp-image-8920" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-4-300x184.jpeg" alt="" width="760" height="466" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-4-300x184.jpeg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-4-600x368.jpeg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-4.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /><p id="caption-attachment-8920" class="wp-caption-text">Michele Laluce</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Piccolo (solo per i suoi sette ettari) produttore di vino a Ginestra, appena dopo la città di Orazio, Venosa. Mani enormi, alto, dalla struttura che sembra il frutto di una selezione naturale per poter vivere e adattarsi a territori ostici.</p>
<p>La pioggia che ridona vita alle dolci colline della Basilicata appena rasate del grano, arse da un sole cocente che perdurava da mesi.</p>
<p>Niente più acqua, niente più vita. La vigna quasi si chiude a riccio quasi a volersi difendere; oggi può abbandonarsi al fragoroso e benefico scrosciar del temporale.</p>
<p>Mano tesa e occhi sorridenti anticipano una stretta di mano poderosa ma rassicurante.</p>
<p>Ieri 8 settembre non ho potuto neanche raccogliere l’invito di Michele per una passeggiata fra le vigne perché a 37 gradi qualsiasi cosa è rallentata, inibita, soffocata.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-8921 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-5-300x225.jpeg" alt="" width="683" height="512" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-5-300x225.jpeg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-5-600x450.jpeg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/09/Laluce-5.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></p>
<p>Una cantina essenziale ma ben organizzata per il suo lavoro, forse fin troppo attrezzata per la quantità di bottiglie che produce. La seconda generazione costituita dalle figlie agguerrite è già pronta a raccoglierne l’eredità con la chiara intenzione di mantenere e a far crescere i vigneti di famiglia.</p>
<p>Voglio partire dalla fine della degustazione che mi ha convinto del fatto che Michele sa fare il vino da solo, non ha bisogno di enologi e tecnici vari. Sa gestire le fermentazioni e conosce bene come lavorare la materia prima.</p>
<p>Ha sempre fatto selezione in vigna prima di tanti altri a cominciare dalla pota verde e poi durante la vendemmia attraverso i vari passaggi.</p>
<p>E come sempre il vino che “a me mi” ha coinvolto maggiormente è l’Aglianico vinificato e affinato solo in acciaio, da cui si evincono tutti i caratteri distintivi tipici di quel terroir unico che uomo e natura hanno plasmato insieme.</p>
<p>La mia prima riflessione va ai suoi tannini mai amari, ma sempre amaricanti; mai invadenti ma sempre presenti; mai aggressivi ma sempre efficaci.</p>

<p>Tannini che si sposano perfettamente con il frutto e la spezia su cui primeggia il pepe nero. Un susseguirsi di sfumature mentolate e balsamiche, con sbuffi di erbe officinali.</p>
<p>Caratteristiche ben evidenti nel <strong>S’Adatt 2016</strong>; fermentazione in acciaio e affinamento sempre in acciaio. Un vino da bere a pieni sorsi che non stanca mai e che dimostra come l’Aglianico del Vulture abbia quelle peculiarità di freschezza e di bevibilità innate nonché di longevità.</p>
<p>Per questo vino Michele sceglie le uve più fresche, e man mano che passano i giorni seleziona quelle per i vini da far affinare in botte. La vigna è sempre quella, tutta intorno alla cantina, mai lunghi percorsi che potrebbero creare ossidazioni alle uve: tutto sotto casa.</p>
<p>Poi ci sono le versioni come lo Zimberno, con una piccola percentuale di passaggio in legno e il Le Drude con il 100% di passaggio in legno: la storia del nome fatevela raccontare da lui.</p>
<p>Vini austeri, da bere nei grandi ballon, superiori a molti per eleganza e signorilità. Vini che si aprono in continuazione senza mai stancare. Vini emozionali, emozionanti&#8230;</p>
<p>Qualora decideste di andare avrete la possibilità di prenotare anche diversi pacchetti degustazione con o senza stuzzicare qualcosa. Hanno un’accogliente sala per gruppi dove sempre su prenotazione si può approfittare per assaggiare piatti e prodotti tradizionali. Fate attenzione, però! Non hanno letti&#8230; quindi non esagerate o fatevi accompagnare da qualcuno in grado di trasportarvi…</p>
<p>Per i contatti vi consiglio di chiamare la figlia Maddalena al 327 1761980</p>

<p><strong>Azienda agricola Michele Laluce</strong></p>
<p>C.da Serra del Tesoro, s.p. 10</p>
<p>85020 Ginestra (Pz)</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/aglianico-vulture-basilicata-venosa-sadatt-le-drude/">S’Adatt 2016 di Michele Laluce l’Aglianico del Vulture tutto frutto e spezia.</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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		<title>Lumaca curativa e rigenerante, un regalo della terra come simbolo di aggregazione delle famiglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 15:42:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa cucinare]]></category>
		<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Lumaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vacri]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Maiella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La lumaca veicola un messaggio di lentezza e tranquillità. Godere appieno un territorio come metafora del vivere la vita meno freneticamente e in modo salutare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-8841 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Le-lumache-2-300x200.jpg" alt="" width="821" height="547" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Le-lumache-2-300x200.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Le-lumache-2-600x400.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Le-lumache-2.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 821px) 100vw, 821px" /></p>
<p>Cazzavune ,cervùne, ciammaricèdde e monacelle in Puglia; ciammaiche in Abruzzo. Sono alcune delle denominazioni dialettali regionali di questo gasteropodo che ritroviamo in tutta l&#8217;Italia e diffusa anche nel bacino del mediterraneo; volutamente non mi dilungo sulle varie tipologie.</p>
<blockquote><p><strong>La lumaca veicola un messaggio di lentezza e tranquillità. Godere appieno un territorio come metafora del vivere la vita meno freneticamente e in modo salutare.</strong></p></blockquote>
<p>Ogni regione ha la sua ricetta; ogni campanile la sua versione&#8230; ma fortunatamente questa è la peculiarità della cucina italiana.  Unica certezza è la riduzione e la quasi scomparsa delle lumache da gran parte delle nostre campagne, sia per l’eccessivo utilizzo della chimica in campagna e la conseguente devastazione dei loro habitat naturale sia per la drastica diminuzione delle piogge.</p>
<p>Fino a non molto tempo fa, alle prime piogge primaverili, tutte le famiglie uscivano la sera con le lampade per raccoglierle ai bordi delle strade di campagna quando queste, ignare del pericolo, facevano capolino alla ricerca di cibo.</p>
<p>Era soprattutto un modo per tenere unita la famiglia perché si mangiavano tutti assieme e si rideva a crepapelle. La tecnica per mangiarle suscitava ilarità in tutti, come anche indossare il “bavaglione” per non sporcare e sporcarsi.</p>
<p>La voglia di riassaporarle mi è tornata grazie ad un convegno, che si è tenuto a Vacri (CH), sulla nascita di una Confraternita della Lumaca fondata <strong>dall’allevatore Alessio Paravia</strong> e la partecipazione della comunità vacrese: Italianeatsrl &#8211; Contrada Sant&#8217;Agata &#8211; Vacri ch – cell: 329 9338304</p>
<div id="attachment_8843" style="width: 1059px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8843" class=" wp-image-8843" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumaca-il-sindaco-di-Vacri-e-Alessio-Paravia-300x200.jpg" alt="" width="1049" height="699" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumaca-il-sindaco-di-Vacri-e-Alessio-Paravia-300x200.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumaca-il-sindaco-di-Vacri-e-Alessio-Paravia-600x400.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumaca-il-sindaco-di-Vacri-e-Alessio-Paravia.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 1049px) 100vw, 1049px" /><p id="caption-attachment-8843" class="wp-caption-text">Piergiuseppe Mammarella Sindaco di Vacri e il Produttore Alessio Paravia</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cosa interessante è che un’intera comunità sposa l’iniziativa di un produttore e ne fa un progetto di valorizzazione e rilancio di un territorio. Andiamo a Vacri: è un paesino bellissimo, con una vista mozzafiato sulle colline chietine che lascia senza respiro, e poi si mangia benissimo ovunque.</p>

<p>Potete prenotare da <strong>Rocco Di Felice</strong> <strong>agriturismo Sapori di Campagna</strong> dove oltre alle lumache potrete godere dei vari prodotti del territorio offerti sotto forma antipasti; e poi pasta alla chitarra con ragù e secondi piatti gustosissimi: arrosti misti, stinco di vitello al Coppo e coniglio in padella. Il tutto a prezzi molto popolari. Non dimenticate di chiamare. CELL: 380 1489422 – Via Selve 14 Vacri (Ch)</p>
<blockquote><p>Ma torniamo alla lumaca, che storicamente veniva inghiottita viva perché curava le ulcere gastriche e gastriti: prometto che ci proverò&#8230;</p></blockquote>
<p>Caratteristica evidenziata anche dal<strong> dott. Lorenzo Palazzoli</strong>, medico, ricercatore e ambasciatore del gusto che con un’interessante proiezione ha mostrato come l’alimento lumaca sia salubre e importante nel fabbisogno alimentare quotidiano, un incentivo in più al consumo dello stesso.</p>
<p><em> </em>Le tecniche per la cottura sono generalmente molto simili fra grandi e piccole. Unica differenza è che le piccole dopo averle spurgate facendole mangiare crusca o farina si lavano bene e poi si mettono in padella con aglio, prezzemolo, peperoncino, aromi vari e poi pomodoro pelato. Cottura breve, quindi conviene cuocere il pomodoro a parte e poi amalgamare il tutto.</p>

<p>Quelle grandi (per i pignoli: Helix Aspersa Muller) vanno spurgate, lavate, bollite, tolte dal guscio e private delle interiora. Va praticato un foro al centro del guscio. Importantissimo reidratare le lumache lasciandole in acqua prima e dopo il lavaggio. Rimettere dentro le lumache e cuocere il tutto in base alle varie ricette della nonna.</p>
<p>Ma il divertimento vero e proprio arriva nel momento in cui ci si appresta a mangiarle. Le lumache molto grandi sono più laboriose e occorre succhiare con più irruenza, aiutarsi chiudendo e aprendo il foro a mo’ di flauto.  Dunque, se le mangiate da soli è davvero triste, provate a mangiarle in gruppo&#8230; rumori, risate e schizzi assicurati.</p>
<p>Per i più raffinati potete andare a Guardiagrele presso il ristorante Villa Maiella e godere di una cucina stellare, come anche di questa favolosa interpretazione della Lumaca&#8230; <a href="https://www.villamaiella.it/">https://www.villamaiella.it/</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-8850 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumache-chitarra-Villa-Maiella-300x300.jpg" alt="" width="818" height="818" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumache-chitarra-Villa-Maiella-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumache-chitarra-Villa-Maiella-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumache-chitarra-Villa-Maiella-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Lumache-chitarra-Villa-Maiella-350x350.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 818px) 100vw, 818px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/lumaca-vacri-villa-maiella-abruzzo/">Lumaca curativa e rigenerante, un regalo della terra come simbolo di aggregazione delle famiglie</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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		<title>Fatti e non parole. Custodes laureti a Loreto Aprutino a difesa e valorizzazione di un Terroir unico..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 15:28:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Archiviamo la parentesi godereccia e torniamo a cose più serie: è partito un progetto di zonazione areale dei territori vocati alla vigna con la presentazione del libro "Le Contrade del Vino di Loreto Aprutino" scritto da Gabriele Valentini, ricercatore presso l’Università di Bologna, svoltasi al Teatro Luigi De Deo a Loreto Aprutino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/loreto-aprutino-gabriele-valentini-valentini-torre-dei-beati-amorotti-de-fermo-talamonti-custodes-laureti-tondino-del-tavo-abruzzo-custodes-laureti/">Fatti e non parole. Custodes laureti a Loreto Aprutino a difesa e valorizzazione di un Terroir unico..</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi sono i Custodes?  Sono un gruppo esemplare di sei produttori vitivinicoli che hanno deciso di unirsi per difendere il loro territorio dalle “invasioni barbariche” rappresentate da progetti scellerati come, ad esempio, l’installazione di una centrale a biometano che certamente costituiva una minaccia per storici vigneti e tante altre azioni disastrose per uno dei migliori cru abruzzesi.</p>

<p>Le aree di cui parliamo sono le colline di Loreto Aprutino, borgo della zona Vestina, attraversate dal fiume Tavo e sede di numerose cantine che da sempre producono fra i migliori vini d’Abruzzo.</p>
<p>Un altro obiettivo è quello di esortare l’amministrazione comunale affinché valorizzi l’enorme patrimonio cittadino caratterizzato da un territorio fantastico con centro storico unico costellato di numerosi palazzi e chiese storiche così da favorire il turismo enogastronomico.</p>
<blockquote><p><strong>Oltre all’eccellente vino delle cantine coinvolte: Amorotti, Ciavolich, De Fermo, Talamonti, Torre de Beati e Valentini, qui si producono un pregevole olio extravergine d’oliva, Dritta di Loreto, e il tipico fagiolo Tondino del Tavo (Presidio Slow Food).</strong></p></blockquote>

<p>Ne ho mangiati in gran quantità presso il ristorante La Bilancia, sempre a Loreto, sia con verdure che da soli. Potevo fermarmi ai fagioli? Assolutamente no e infatti ecco pronta la brace da cui ho attinto a quattro mani, e non mi sono fatto mancare l’oca in casseruola. Cari lettori, lo confesso: ho fatto il pieno.</p>
<p>Archiviamo la parentesi godereccia e torniamo a cose più serie: è partito un progetto di zonazione areale dei territori vocati alla vigna con la presentazione del libro <strong>&#8220;Le Contrade del Vino di Loreto Aprutino&#8221;</strong> scritto da Gabriele Valentini, ricercatore presso l’Università di Bologna, svoltasi al Teatro Luigi De Deo a Loreto Aprutino.</p>

<p>Questo libro rappresenta un primo censimento del territorio da un punto di vista viticolo in un&#8217;ottica di creazione di valore globale che permetta di comunicare sia il vino ed il suo terroir sia il loro radicamento nella storia della comunità.</p>
<p>L’autore del libro ha illustrato nelle preziose pagine come sono nate le molteplici rilevazioni presenti, i terroir di ogni contrada con relative tipologia di terreno e dislocazione dei vari vigneti.</p>
<p>A dir poco travolgente l’intervento di <strong>Armando Castagno</strong> sul concetto di terroir. Un’analisi attenta che provo a riassumere per far comprendere che il termine, ormai intraducibile, sta a definire un insieme di aree geografiche in cui, a determinarne le specificità, sono coinvolti diversi fattori: dall’opera dell’uomo, alla cultura di un popolo, al clima, al terreno, alle buone pratiche operate dall’uomo per produrre un determinato prodotto.</p>
<p>Ma l’aspetto più rilevante è il seguente:</p>
<blockquote><p><strong><em>“Nessun Terroir viene a crearsi per mera iniziativa individuale, o per via progettuale, opportunistica o politica; è sempre, senza eccezioni, un fatto collettivo. </em></strong><strong><em>Il Terroir pone in valore il bene finale cui dà vita quando il bene finale valorizza il suo territorio di nascita. Spetta al consumatore finale il riconoscimento eventuale del valore in tal modo venutosi a creare”.</em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center">Dopo la presentazione abbiamo potuto godere dei vini dei produttori e della eccellente cucina del ristorante La Bandiera della famiglia Spadone.</p>

<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-8832 aligncenter" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Bandiera-6-300x225.jpeg" alt="" width="451" height="338" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Bandiera-6-300x225.jpeg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Bandiera-6-600x450.jpeg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/08/Bandiera-6.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 451px) 100vw, 451px" /></p>
<p>Intanto vi consiglio di trascorrere un bel fine settimana a Loreto.</p>
<p><strong>Per dormire</strong> potete contattare l’azienda Ciavolich: <a href="https://www.ciavolich.com/vini/">https://www.ciavolich.com/vini/</a>  o l’hotel la Bilancia: <a href="https://www.hotellabilancia.it/"><strong>https://www.hotellabilancia.it/</strong></a></p>
<p><strong>Per pasteggiare</strong>, invece, potete recarvi sempre alla Bilancia con prezzi da 25 a max 40 o, in alternativa, alla tavola calda Gastronomia Rita in Via Dei Normanni 2 &#8211; 085 829 1794. Dove troverete paste fresche compresa la pasta alla chitarra e gli immancabili Fiadoni.</p>

<p><strong>Per le visite in cantina potete contattare direttamente i produttori attraverso i siti che vi allego.</strong></p>
<ul>
<li>Torre dei Beati: <a href="https://www.torredeibeati.it/">https://www.torredeibeati.it/</a></li>
<li>Talamonti: <a href="https://www.tenutatalamonti.it/">https://www.tenutatalamonti.it/</a></li>
<li>Amorotti:<a href="https://www.google.com/maps/place/data=!4m2!3m1!1s0x1331b764ef7e9425:0xf42a1494a268902e?sa=X&amp;ved=1t:8290&amp;ictx=111">Via del Baio, 31, 65014 Loreto Aprutino PE</a> &#8211; <a href="https://www.google.com/search?gs_ssp=eJzj4tVP1zc0zEgzNsvIME0zYLRSNagwNDY2TDI3M0lNM0-1NDEytTKoSDMxSjQ0sTRJNDKzsDQwSvXiTczNL8ovKclUKMvMywQAhBYTnQ&amp;q=amorotti+vini&amp;oq=Amorotti&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqDQgCEC4YrwEYxwEYgAQyDAgAEEUYOxiABBiiBDIGCAEQRRg5Mg0IAhAuGK8BGMcBGIAEMg0IAxAuGK8BGMcBGIAEMgcIBBAAGIAEMgcIBRAAGIAEMgcIBhAAGIAE0gEIMzE1MGowajSoAgCwAgA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">349 400 3131</a></li>
<li>Ciavolich: Vedi sopra</li>
<li>De Fermo: <a href="http://www.defermo.it/Home.html">http://www.defermo.it/Home.html</a></li>
<li>Valentini: Francesco Valentini non riceve, ma potete godere del suo nettare presso il ristorante La Bilancia&#8230;</li>
</ul>
<p>Se interessati al fagiolo Tondino del Tavo (Presidio Slow Food) chiedete direttamente di acquistarlo presso il ristorante la Bilancia.</p>
<p><strong>Altri progetti in via di realizzazione dei Custodes:</strong></p>
<ol>
<li>Zonazione dell’Areale: creazione di una “Deco” di eccellenze lauretane.</li>
<li>Bio Distretto: realizzazione di un bio distretto in collaborazione con le autorità comunali.</li>
<li>Pubblicazioni ed eventi culturali: pubblicazioni scientifiche e storico-culturali, organizzazione di eventi, convegni, manifestazioni orientati alla valorizzazione del territorio.</li>
<li>Itinerari eno-culturali-turistici: instaurazione di percorsi attraverso le campagne e il centro urbano con l’obiettivo di mettere in luce il patrimonio storico e artistico del paese.</li>
<li>Collaborazione con scuole, associazioni e altre organizzazioni di promozione del territorio: iniziative di formazione e divulgative dirette a coinvolgere la comunità locale e i visitatori nella trasmissione della cultura agraria e della storia locale.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Giovanni Aiello, enologo per amore: modello esemplare di turismo esperienziale in Puglia</title>
		<link>https://andreadepalma.it/giovanni-aiello-enologo-per-amore-modello-esemplare-di-turismo-esperienziale-in-puglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 08:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa bere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente ho l’opportunità di non dover solo elogiare le cantine di altre regioni per la loro capacità di saper accogliere turisti e ospiti argomentando su territorio, vitigni autoctoni e aneddoti famigliari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/giovanni-aiello-enologo-per-amore-modello-esemplare-di-turismo-esperienziale-in-puglia/">Giovanni Aiello, enologo per amore: modello esemplare di turismo esperienziale in Puglia</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8680" style="width: 683px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8680" class="wp-image-8680" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28-300x300.jpeg" alt="" width="673" height="673" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28-300x300.jpeg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28-150x150.jpeg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28-600x600.jpeg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28-350x350.jpeg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-28.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 673px) 100vw, 673px" /><p id="caption-attachment-8680" class="wp-caption-text">Giovanni Aiello</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finalmente ho l’opportunità di non dover solo elogiare le cantine di altre regioni per la loro capacità di <strong>saper accogliere turisti e ospiti</strong> argomentando su territorio, vitigni autoctoni e aneddoti famigliari.</p>
<p>Non sono tante quelle che fanno accoglienza in cantina, il che non si traduce semplicemente nel ricevere visitatori e vendere loro il vino.</p>
<blockquote><p>Fare <strong>turismo esperienziale</strong> significa offrire un pacchetto che includa visita guidata, degustazioni e food da stuzzicare e, in molti casi, proporre anche pranzi con piatti freddi e prodotti del territorio.</p></blockquote>
<p>Tutto questo avviene da Giovanni: un personale molto cordiale ci dà il benvenuto (in lingua) e poi lui conduce il tour raccontando il vitigno e il territorio concludendo con degustazione finale.</p>
<p>Questi sono gli elementi che generano <strong>l’esperienza turistica</strong>. Perché a fare vino sono buoni in tanti, ma emozionare è la vera sfida e in pochi ci riescono.</p>

<p>Giovanni non arriva dal nulla. Laurea a Conegliano in enologia e specializzazione a Udine, ha girato il mondo per capire come fare al meglio il suo lavoro.</p>
<p>Di conseguenza fare vini bianchi di qualità per lui è un gioco da ragazzi, soprattutto avendo a disposizione vigneti nei posti giusti come la Valle d’Itria e la zona Doc Gioia del Colle per il Primitivo.</p>
<p>Il primo incontro con lui risale a parecchi anni fa in un piccolo garage di casa dove produceva poche bottiglie e fui sorpreso dalla sua capacità di fare vino di qualità da vitigni autoctoni del territorio, nel <strong>canale di Pirro in Valle d’Itria.</strong></p>
<p>Ora lo ritrovo in un casale chiamato <strong>Gorgo di Fuoco,</strong> il quale ha cominciato a produrre vino fin dal 1864 con la famiglia Laterza, poi diventato un ristorante di qualità, oggi lo definiremmo un fine dining. Poi la chiusura e la gestione ad un centro culturale.</p>

<p>Infine il covid&#8230; ennesima chiusura. Tornati alla normalità Giovanni ebbe l’intuizione di chiamare la proprietaria e proporsi per un affitto.  Non volendomi dilungare troppo, concludo dicendo che oggi lui è il proprietario. Il vecchio casale ha ripreso a produrre vino per la gioia della sua ex proprietaria.</p>
<p>All’ingresso sono atteso da una sua collaboratrice, ineccepibile in ogni senso, poi inizio a fare un giro con Giovanni, e ad ogni passo i miei occhi si riempiono di stupore. Ambienti enormi tutti in pietra con volte a vela. E tante botti adattate a mo’ di tavoli per la degustazione.</p>

<p>Potrei raccontarvi tanto di quest’ultima ma rischierei di diventare pedante e noioso: succede facilmente quando parlo dei vini che amo.</p>
<p>Nel berli, i suoi vini non sembrano pugliesi, ma del Nord: pulizia assoluta dei profumi, freschezza olfattiva e rispetto per ogni caratteristica del vitigno.</p>
<blockquote><p><strong>Come da sempre raccontiamo, se hai un buon vigneto devi fare poco in cantina. Se a questo aggiungiamo che sei un bravo enologo i vini risultano perfetti.</strong></p></blockquote>
<p>Attualmente solo otto ettari ma in continua crescita. Molti nel Canale di Pirro in Valle d’Itria e il resto in zona Doc Gipia del Colle. Tutti territori che ci donano vini freschi e minerali, in virtù delle escursioni termiche legate  all’altezza media di 500 m s.l.m.</p>
<blockquote><p>Tutte le etichette sono realizzate a mano.</p></blockquote>

<p>Le danze si aprono con il <strong>Chakra blu 2022</strong>, un rifermentato in bottiglia ancestrale, con 14/15 mesi sui lieviti non sboccato e Pas dosè.</p>

<p>Nasce da vitigno Verdeca che gli conferisce note floreali e freschezza mentre il Maresco lo arricchisce di note vegetali e struttura. La bolla non è assolutamente invadente al palato. I profumi sono floreali con sfumature di elicriso con approccio verticale al gusto, sapido e minerale: caratteristica questa che è presente in ogni vino. E’ un vino &#8220;divertente&#8221; per l’estate che si beve bene e non fa male alla testa perché non ha solfiti aggiunti.</p>
<blockquote><p>Non fatelo mancare su frutti di mare, pesce in genere e aperitivi con stuzzichini pugliesi. <strong>Abbandonate i prosecchini e gli spritz industriali</strong>.</p></blockquote>
<p>Costo dai 16 ai 18 euro&#8230;</p>
<p>Poi si passa al <strong>Chakra Verde 2023</strong>, ottenuto da Verdeca in purezza, un vino fermo dal colore giallo paglierino con sfumature di bergamotto e note floreali molto intense.</p>

<p>Al gusto emerge una mandorla fresca che ben si amalgama con il frutto. è agile al palato e si abbina benissimo a tanti primi piatti a base di pesce, così come a secondi come il coniglio in casseruola. Un vino che mi piace moltissimo e che non costa tanto, da 15 a 16 euro&#8230;</p>

<p>E poi il <strong>Chakra Essenza 2022</strong>, poesia pura nel bicchiere, un vino che affascina, coinvolge e convince. Ha una lavorazione particolare, che vi consiglio di farvi spiegare da Giovanni. Sempre da Verdeca in purezza ma da un v<strong>itigno ad alberello sempre in Valle d’Itria, zona Alberobello,</strong> condotto ancora da una due<strong> “giovani anziani”, i coniugi Tonetta e Toniuccio</strong>. Notevoli sono i profumi grazie alla breve macerazione del mosto con una parte di bucce: il resto è un segreto&#8230; ahah…</p>
<p>Dal bicchiere fuoriescono nuance di limone candito, sandalo e agrumi disidratati. Poi emergono  anche radice di genziana, erbe officinali e cardamomo, nel finale note cremose di pan di spagna. Non è un passito ma la concentrazione di frutto dovuto a rese basse, riesce a sviluppare caratteristiche uniche. “Approposito” la fermentazione è con pied de cuve: non vi spiego neanche questo. Andate da Giovanni&#8230;</p>
<p>Nel berlo ci si aspetta un vino pesante, invece freschezza e sapidità lo rendono leggiadro e persistente. Con quali pietanze accompagnarlo? Con tutto ciò che volete&#8230; questo è il classico vino che si sposa con qualsiasi cibo. Quanto costa&#8230;? Circa 25 euro, ma li vale tutti. Ho bevuto certe ciofeche molto più costose. Soprattutto Chardonnay blasonati che sapevano di succo di legno&#8230;</p>
<p>Sul  <strong>Chakra rosato 2023</strong> non mi soffermo molto. Prodotto da primitivo. Non dovete fare altro che comprarlo, metterlo in frigo e trangugiarlo dall’aperitivo al dessert. Si spende dai 14 ai 16 euro</p>

<p>E ora parliamo di <strong>Primitivo: il Chakra 2022.</strong> No. Non avete capito. Non quello cremoso, zuccheroso, spalmabile che sa di marmellata. Questo Primitivo prodotto in zona Acquaviva, non è cremoso, e sprigiona toni speziati e floreali. Dal sapore fresco, ricco di frutto e tanta bevibilità. Con tannini ben integrati grazie ad una lavorazione artigianale.</p>

<p>Pepe nero, mora macerata, sfumature affumicate, frutto rosso balsamico, con sfumature di gelso rosso. Note di rosa e di salsedine e bocca freschissima, tanto frutto nel finale con buon equilibrio con tannini ben integrati. Nel finale permane la nota salmastra con frutto come l’amarena acerba e i tannini che accarezzano senza far mai pesare i 14,5 gradi di alcol. Fermentazione in tini di legno con Affinamento in legno barrique e tonneau per almeno 14 mesi. Vino di grande equilibrio in grado di reggere buona parte della cucina da primi piatti con sughi strutturati a secondi di buona complessità. Ottimo.</p>
<p>In Enoteca da 25 a 27.</p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8659" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-7-300x190.jpeg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-7-300x190.jpeg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-7-600x381.jpeg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2024/07/Aiello-7.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A casa di Carla nel suo Agriturismo La Brocca a San Martino sulla Marrucina (Ch): atmosfera d’altri tempi e cucina contadina vera…</title>
		<link>https://andreadepalma.it/abruzzo-agriturismo-cucina-frentana-brocca-san-martino-sulla-marrucina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 17:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
		<category><![CDATA[Dove mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Agriturismo la Brocca]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Frentana]]></category>
		<category><![CDATA[Pizza e Foje]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Tenace, carattere forte, loquace, ma anche disponibile ed empatica è Carla Di Crescenzo titolare...</p>
<p>L'articolo <a href="https://andreadepalma.it/abruzzo-agriturismo-cucina-frentana-brocca-san-martino-sulla-marrucina/">A casa di Carla nel suo Agriturismo La Brocca a San Martino sulla Marrucina (Ch): atmosfera d’altri tempi e cucina contadina vera…</a> proviene da <a href="https://andreadepalma.it">Il blog di Andrea De Palma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7492" style="width: 897px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7492" class=" wp-image-7492" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19-300x300.jpg" alt="" width="887" height="887" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/La-Brocca-19.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 887px) 100vw, 887px" /><p id="caption-attachment-7492" class="wp-caption-text">Carla di Crescenzo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tenace, carattere forte, loquace, ma anche disponibile ed empatica è Carla Di Crescenzo titolare dell’Agriturismo la Brocca a San Martino sulla Marrucina un paesino di circa novecento abitanti a 460 m di altezza.</p>

<p>A suo favore ha soprattutto un territorio curato nei particolari, piacevole da vivere nel pieno silenzio della collina abruzzese immerso nei vigneti grazie anche a una nota cantina riconosciuta a livello internazionale.</p>
<p>In questo contesto Carla offre delle camere accoglienti con arredi in stile campagnolo e una ristorazione fatta di ricette della tradizione a partire dalla prima colazione.</p>
<p>La proposta dei piatti è improntata sulla stagionalità e sui prodotti del territorio, per iniziare sbagliamo a chiamarli antipasti perché sono quasi tutti piatti unici, come le immancabili Pallotte Cace e Ove o la “sempreverde” Pizza e Foje.</p>
<p>Nei primi approfittate della pasta alla chitarra condita con ragu abruzzese o un battuto di erbe con aglio e peperoncino. Ma anche Gnocchi con ricotta e “sagne” -pappardelle tagliate grossolanamente- con legumi completano una lista che si conclude con agnello e maiale, allevati sul posto, cotti alla griglia; per concludere immancabile i formaggi pecorini e i dolci di Carla.</p>
<p>La mia curiosità mi porta in cucina mentre Carla stava approntando Pizza e Foje: e vuoi che io non andavo a dare fastidio!</p>

<p>Carla con tanta pazienza e un sorriso sincero mi mostra le fasi di preparazione; una volta raccolte e pulite le varie verdure dai campi si lavano e si sbollentano (Rape, Bietole, Verze, Cicoria, Borragine, Papaverina).</p>
<p>Poi si prepara un soffritto di olio, aglio e sarde salate deliscata che viene aggiunto nel composto con sarde salate infarinate e fritte.</p>

<p>Il tutto amalgamato con una pizza fatta di farina di mais e cotta nel forno a legna per un sapore d’altri tempi, il tutto accompagnato da peperoni fritti e croccanti.</p>

<p>Minestre simili si ritrova in molta cucina contadina del sud, quando la campagna non era devastata dal cemento e dai veleni e, qui è ancora possibile godere dei piatti del passato.</p>
<p>Con poco più di 30 euro fate un pasto sostanzioso e se esagerate vi consiglio di lasciare la porta della camera aperta&#8230;</p>
<p>Se vi rimane del tempo fate una passeggiata nella vicinissima Guardiagrele; il centro storico custodisce l&#8217;antica pasticceria Emo Lullo inalterata negli arredi e nei profumi. Qui si prepara un dolce piacevolissimo fatto di Pan di Spagna e farcito con crema pasticceria e spolverata di tanto zucchero a velo, chiamate Sise de Mònache.</p>
<p>Un dolce simile si ritrova anche a Bisceglie e ad Altamura in Puglia e, naturalmente scoppia la classica querelle della primogenitura.</p>
<p>Ma a noi poco importa di chi ha pensato/inventato e diffuso l&#8217;idea di un dolce buonissimo, &#8220;ci piace assai&#8221; e ce li godiamo&#8230;</p>

<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Agriturismo La Brocca</strong></p>
<p>Via Fonte Giardino, 39</p>
<p>66010 S. Martino S. Marrucina (CH)</p>
<p>Cell. 335 7171140</p>
<p><a href="http://www.agriturismolabrocca.com">www.agriturismolabrocca.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pasticceria Emo Lullo</strong></p>
<p>Via Roma, 105<br />
66016 GUARDIAGRELE (CH)<br />
Tel. 0871 82242<br />
e-mail: <a href="mailto:info@pasticcerialullo.it">info@pasticcerialullo.it</a><br />
www.pasticcerialullo.it</p>
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		<title>Azienda agricola con caseificio Frainelle sulle colline chietine a Fraine (CH): il sapore vero della pasta filata…</title>
		<link>https://andreadepalma.it/frainelle-mozzarella-abruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 17:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove andare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non può passere inosservato il lavoro di Annarita Stampone e di suo marito Ettore che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non può passere inosservato il lavoro di Annarita Stampone e di suo marito Ettore che dal 1990 producono ricotta, formaggi e prodotti di pasta filata come stracciata, caciocavalli e mozzarelle da latte prodotto esclusivamente dai loro allevamenti di mucche Pezzata Rossa che si trovano a 1300 mt a confine con il Molise.</p>
<p>Il caseificio con vendita si trova a Fraine (CH) nell’alto vastese, un comune di circa trecento abitanti a 751 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metro">m</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Livello_del_mare">s.l.m.</a> ma potete trovare i loro prodotti al mercato della Coldiretti a Vasto in  PIAZZA Brigata Majella.</p>
<p>Arriviamo con il gruppo di giornalisti organizzato dal Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano, e troviamo la signora Annarita che già filava la cagliata acidificata con il siero innesto, un metodo tradizionale che ormai non si utilizza quasi più. In Puglia è utilizzato per la produzione delle Mozzarelle Dop a Gioia del Colle.</p>

<p>La pasta risulta più croccante, alla masticazione oppone una discreta resistenza e il sapore verte piacevolmente su note acidule ben bilanciate dall’aroma del latte di montagna, un sapore assicurato da un’alimentazione naturale garantita dai pascoli di altura.</p>
<p>Nel periodo estivo le mucche fanno una transumanza verticale fino ai pascoli montani dove ha sede la masseria di famiglia.</p>

<p>Prima di andar via approfittiamo per fare una colazione contadina con panini farciti di frittata e ricotta fresca: è inutile che vi sto a raccontare i sapori veri ormai dimenticati…</p>

<p>Dopo i vari acquisti nel caseificio potete approfittare a visitare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_Mater_Domini">Santuario di Santa Maria Mater Domini</a> immerso in un magnifico bosco: chiedete direttamente al caseificio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-7468" src="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero-300x300.jpg" alt="" width="836" height="836" srcset="https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero-300x300.jpg 300w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero-150x150.jpg 150w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero-600x600.jpg 600w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero-350x350.jpg 350w, https://andreadepalma.it/wp-content/uploads/2022/12/Monastero.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 836px) 100vw, 836px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Azienda Agricola Frainelle</strong></p>
<p>Via Umberto I</p>
<p>Fraine (Ch)</p>
<p>Cell: 320 1635031</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100063602529382">https://www.facebook.com/profile.php?id=100063602529382</a></p>
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